
Kathleen Kennedy Townsend - Franco Nuschese – Roberto Gallo
Franco Nuschese nel consiglio di amministrazione del Global Virus Network diretto dallo scienziato Robert Gallo, lo scopritore dell’HIV
Franco Nuschese nel consiglio di amministrazione del Global Virus Network diretto dallo scienziato Robert Gallo, lo scopritore dell’HIV. L’imprenditore salernitano ha ospitato a Washington un importante incontro di ricercatori, politici e giornalisti provenienti da tutto il mondo.
WASHINGTON D.C. (14 giugno 2013), Il Global Virus Network (GVN), il coordinamento mondiale dei più importanti istituti di ricerca in campo virologico, ha annunciato l’ingresso nel suo Consiglio di Amministrazione di Franco Nuschese, imprenditore originario di Minori (SA). A rendere nota la nomina è stato Robert C. Gallo, lo scienziato di fama mondiale che negli anni Ottanta scoprì il virus dell’HIV. Gallo dirige l’Istituto di Virologia Umana presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Maryland. Nel 2011 ha fondato il Global Virus Network di cui presiede il Comitato Scientifico. Il GVN ha sede a Baltimora. Si tratta di un’organizzazione non-profit, un consorzio di scienziati e virologi provenienti da oltre 20 Paesi. La missione è combattere le minacce di pandemie virali attraverso la ricerca e la collaborazione internazionale. A capo del Consiglio di Amministrazione Kathleen Kennedy Townsend, ex vicegovernatore del Maryland e figlia di Robert Kennedy.
“Accolgo con grande entusiasmo l’ingresso di Nuschese nella nostra squadra. Il GVN ha bisogno di leader riconosciuti, dotati di solide esperienze professionali” sottolinea Robert Gallo. “Le malattie virali e le pandemie sono un pericolo reale oggi più che in qualsiasi altro periodo della nostra storia – ha spiegato Kathleen Kennedy Townsend – Il mondo non ha ancora gli strumenti per fronteggiare questo tipo di emergenze. Sono certa che Nuschese e gli altri membri del consiglio sapranno unirsi ai nostri sforzi volti a ridurre il pericolo di epidemie potenziando la ricerca e sostenendo i nostri scienziati in giro per il mondo”.
“Non posso che sentirmi onorato di servire la causa del GVN con il mio incarico in Consiglio di amministrazione – dichiara Franco Nuschese, unico italiano nel board – Il mio impegno sarà quello di sostenere il dottor Gallo ed i suoi straordinari collaboratori. Il nostro scopo e la nostra missione restano quelli di rafforzare la ricerca e potenziare la preparazione medica in risposta alla minaccia di malattie virali diffuse a livello globale. Il GVN – prosegue l’imprenditore – mette in campo il talento e la passione di medici, scienziati e uomini d’affari. Una concentrazione di energie e di risorse senza precedenti, che porterà al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi. Accetto, dunque, questo incarico con entusiasmo ma al contempo con profonda umiltà”.
Questa settimana a Washington Franco Nuschese ha organizzato un importante meeting dal titolo “Conversation on National Security and stopping pandemic infectious disease”. All’evento hanno preso parte giornalisti, scienziati, politici e professionisti da tutto il mondo.
Nato a Minori, da anni vive negli Stati Uniti. A Washington presiede il gruppo Georgetown Entertainment. È proprietario di Cafe Milano, esclusivo ristorante di Washington. Qui lo scorso gennaio il presidente Barack Obama festeggiò il compleanno della moglie Michelle. Da sempre Nuschese affianca all’attività imprenditoriale, quella culturale e umanitaria. Dal 2012 è ministro-consigliere dell’Ambasciata del Sovrano Ordine Militare e Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (comunemente abbreviato in Ordine di Malta) presso Antigua e Barbuda.
Ufficio Stampa – Pressoffice@georgetowneg.com
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Scritto da: MARIO ONESTI in Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società, tags: 21 giugno 2013, Centro Culturale Studi Storici, eboli, Il Saggio, Martino Melchionda, Silvana Scocozza - Giornalista, vico”, “Jevule…vico


“Jevule…vico, vico” – Atmosfere, suoni e sapori della città antica
Il prossimo 21 giugno, nel Centro Storico di Eboli, a partire dalle ore 18, si terrà la manifestazione “Jevule…vico vico”, patrocinata dal Comune di Eboli. L’idea nasce dalla volontà comune di un gruppo di amici di organizzare nel cuore del centro storico ebolitano un evento unico e singolare, con l’intento di far riscoprire le bellezze del nostro territorio sia a tanti ebolitani ignari di tali esistenze, sia ai visitatori che potrebbero essere calamitati dall’iniziativa.
Di qui, l’organizzazione di una giornata dedicata proprio alla riscoperta delle tradizioni e dei mestieri, e più nella specifico di “Eboli borgo antico” tra vicoli, piazzette e scalelle, mediante l’allestimento di una sorta di “mercatino” dell’artigianato, animato da altri eventi collaterali, che potranno arricchire e connotare l’atmosfera: canti e degustazioni di piatti della tradizione locale, momenti pensati per i più piccoli con la lettura di fiabe a tema, reading di poesia, animazione, ballon art, giocolieri e trampolieri, esposizioni di mostre fotografiche legate al territorio e agli usi e costumi degli abitanti del luogo, riscoperta delle antiche fornaci. Il tutto, mettendo in campo una serie di sinergie tra l’istituzione comunale, le associazioni, i gruppi e i singoli cittadini che operano in tali settori.
La manifestazione si propone di coinvolgere un pubblico trasversale: famiglie; appassionati dell’artigianato, dell’arte, della cultura, del territorio; bambini; giovani; anziani che potranno trovare, nel programma degli eventi in calendario, situazioni ed occasioni che vanno incontro al proprio gusto. Un momento di svago, insomma, strettamente legato alla tradizione locale e al recupero di antichi valori sociali e culturali.
Partecipano alla manifestazione: Brucaliffo Giramondo, Intermediando…Cultura e Dintorni ed Il mondo a colori, Rinascita Culturale Ebolitana, Centro Culturale Studi Storici- Il Saggio, Oasi Animazione, Freselle Storielle, La casa di Angiù, Astronave a Pedali, Gruppo Scout Cngei –Eboli, SitiArte, Le Amiche buongustaie&friends, Proloco Don Donato Paesano, Le tavole del Borgo, Il Panigaccio, Associazione…per Eboli, Eboli nella Storia, Isidoro Di Luna, Vincenzo Cito, Angelo Abate, Cosma Alessandrini, Manuela Mustacchio, Patrizia del Vecchio, Sante Abbinente, Antonia Bottiglieri, Graziano Cibellis, Giovanna Lanzetta, Giulia Albano, Barbara Capasso e altri artisti e artigiani. Intrattenimento musicale a cura di Tammorrasìa Musica Popolare.
A riguardo interviene l’assessore alle Attività Produttive e Turismo Francesco Bello: “L’iniziativa nasce dall’entusiasmo delle numerose associazioni che, mostrando ancora una volta attenzione ed amore per il nostro centro antico, hanno aderito all’evento, lanciando un bel messaggio di collaborazione. È questa la strada giusta per riappropriarci dei luoghi della nostra Eboli, promuoverli e ripopolarli, all’insegna della riscoperta delle nostre radici”.
“Jevule… vico, vico – dichiara l’assessore alla Cultura Liberato Martucciello – è l’esempio della comune e condivisa volontà di rivivere i luoghi ed i vicoli più nascosti del nostro Centro Storico, e talvolta poco frequentati, ma di certo non meno belli e suggestivi. Ringrazio tutte le numerose associazioni, che ancora una volta sono riuscite, in perfetta sinergia a promuovere un comune senso di appartenenza, di amore e di rispetto per i propri luoghi”.
“Sono davvero soddisfatto – dichiara il Sindaco di Eboli Martino Melchionda – del fermento e dell’attenzione che numerose associazioni, gruppi e singoli cittadini stanno riservando alla rivalutazione del borgo antico della nostra città. Tante idee e interessanti progetti vengono messi in campo, e tutti mirano a riappropriarsi del Centro Storico, a favorire il suo rilancio e ad arginare comportamenti irrispettosi e scorretti che ledono l’immagine dell’intera città. Rivolgo agli organizzatori e a tutte le associazioni coinvolte in questa manifestazione il mio personale ringraziamento, e sin d’ora, intendo assicurare ad esse il sostegno dell’Amministrazione Comunale anche per future iniziative”.
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Ciao Mario, sono Carmine Viviani il giovane presentatoti martedì 12 Giugno da Gianni Adelizzi, il ciabattino del Quadrivio. Ti invio, come detto, due miei scritti. Uno riassume un pò la campagna elettorale appena conclusasi, l’altro descrive la quotidianità dei piccoli comuni, scritto a tratti ironici. Questi sono i miei contatti, email: castelli_di_carta@libero.it, cellulare: 345894476. Grazie e scusami per il disturbo. Un abbraccio.

Carmine Viviani nasce ad Eboli, provincia di Salerno, il 24/11/1986. Trasferitosi da Eboli nel comune di Campagna nel dicembre del 2001, ha vissuto al Quadrivio per circa sette anni per poi trasferirsi a Santa Maria la Nova definitivamente. Ha vissuto per un periodo a Londra e proprio lì è iniziata la sua passione per la scrittura, affascinato e inebriato anche dall’aria e dalle costruzioni un po’ gotiche del quartiere dove viveva. Ha cominciato a buttar giù alcune poesie per poi lanciarsi nell’intricato mondo dei romanzi. Dopo circa un anno ha avuto la fortuna di pubblicarne uno, grazie anche all’aiuto di un suo carissimo amico Peppe Barra e al suo Saggio, di genere fantasy dal titolo Le Cronache di Agarty. È una passione, la sua, che alimenta continuamente con letture di ogni genere e soprattutto mettendo nero su bianco ogni singola idea che gli frulla per la testa. Guardando anche la realtà che lo circonda. È una persona molto obiettiva e con occhio attento riesce a captare sensazioni ed emozioni dei luoghi che frequenta e a scriverne di tali in maniera pulita e scorrevole. Non predilige un genere ma spazia tranquillamente dal fantasy all’erotico, passando anche per brevi articoli di giornale. Quando Carmine non è incollato al suo computer adora trascorrere il suo tempo in compagnia dei suoi amici e parlare di calcio, di politica e del quotidiano davanti una birra al pub. Puoi contattarlo all’indirizzo di posta elettronica castelli_di_carta@libero.it.
C’era una volta la roccaforte Campagnese…
C’era una volta la roccaforte Campagnese… Tra risse sfiorate, false promesse, sotterfugi, ricorsi al fotofinish, giochi di sguardi, tradimenti, vendette trasversali e quant’altro, si è giunti alla conquista del ‘trono’. E che trono. 135 km quadrati; una superficie che si espande dall’Ermice fino a raggiungere la piccola frazione di Santa Maria la Nova. Diciotto umili quartieri hanno eletto un vincitore che, tra discorsi ben studiati e impegni al limite del credibile, è riuscito a sbaragliare la concorrenza di ben otto candidati. Mesi e mesi di patti giurati, ma da alcuni non mantenuti, discorsi alla luce del sole, incontri tenuti in località top-secret, hanno portato a circa venti giorni di duri comizi e via vai continui di voci amplificate a ricordare, questo o quel nome. Alla fine ha vinto lo slogan più incisivo. Quello che dava maggiore speranza. Gran parte del popolo ci ha creduto e hanno deciso di metterli alla prova. Soprattutto a lui, un giovane architetto ben preparato, che della politica ne ha fatto uno scopo quasi principale nella sua vita. Ha tentato per quindici anni di raggiungere quel Graal che, a volte, sembrava anche a lui un eterno miraggio. Quindici anni di opposizione che gli sono serviti, comunque, per conoscere, sondare e marcare il proprio territorio. E grazie a tale esperienza è riuscito a tessere trame di gioco che l’hanno portato alla vittoria, mantenendo sempre un profilo basso e soprattutto un distacco siderale dal secondo candidato, sia al primo turno che al ballottaggio.
Un trionfo netto, che segna una svolta epocale nel Comune, perché, dopo anni di vittorie decretate sempre, nella maggior parte dei casi, dai voti del centro storico, questa volta a designare l’alta carica comunale è stata la compattezza delle zone basse. Alla prima da sindaco ha voluto parlare proprio lì, dove la gente sembrava temerlo come la peste. L’aria irrespirabile da roccaforte decaduta, ma lui ha voluto comunque rassicurare il Campagnese doc. Un tripudio di gioia e pianti, di ringraziamenti e una benedizione ricevuta anche dall’anziana suora che ha cresciuto l’architetto in assenza dei genitori.
Le faccio i migliori auguri, signor Sindaco, con la speranza che risolva, o almeno ci provi, gran parte dei problemi che attanagliano da sempre questa città. In ogni caso noi siamo certi di una cosa, che, comunque vada, sarà un successo… almeno per Lei.

Senza ombra di dubbio un carismatico centro abitato …
Senza ombra di dubbio un carismatico centro abitato, portato all’omogeneità culturale involontariamente dall’abbandono di Istituzioni sempre più corrotte e ingorde. Una rotatoria tra quattro vie ne segna l’inizio e la fine, ricordando a chi l’attraversa che da lì si può giungere in ogni qual si voglia località. L’attrazione principale è il bar, luogo d’incontro e di scambi culturali. Mentre da qualche anno va di moda il centro scommesse, dove ognuno crede di poter risolvere i problemi di una vita con una mega vincita alla roulette! Ogni bar ha la sua clientela, ogni circolo il suo ubriacone per eccellenza che gli permette di pagare l’affitto a fine mese. E proprio uno di questi è il preferito da una strana combriccola: quello di Salvatore Topone, detto Zucculone dagli amici più intimi. Non ha nulla di particolare il circolo di Zucculone, anzi. Il fetore e la sporcizia che vi regnano all’interno sono pari solo alle topaie. Tra i clienti, infatti, ci si può trovare tranquillamente scarafaggi e mosconi. Un tempo abituè di crack e droga d’alto borgo, oggi usa l’alcol per disintossicarsi. Dal venerdì alla domenica è praticamente ubriaco fradicio. Gli abiti che indossa in quei giorni ne sono la prova vivente, così come il suo fiato. Mentre in quei restanti miseri quattro giorni non fa altro che attendere il fine settimana. È una routine che avanza con gli anni. A lui sta bene. Non cerca amore; lui si sbatte la zia rimasta vedova, dicendo, nella sua ignoranza, che così non entrano estranei in casa. La donna è messa bene, prospera al punto giusto e anche immune ad accettare il suo sperma ciucco. Ha il cervello di un pollo lui, ma gli occhi volpeschi. È capacissimo di circuire un cliente per farsi offrire da bere durante quei giorni di grassa. Ti osserva in cagnesco e con alito mefitico ti aggredisce, obbligandoti a mollare i soldi per la sua Tennent’s. Zio Damiano-pane e aglio è uno di quelli che contribuisce con l’affitto… Non ha nulla a che vedere con Marcellino; il ragazzino preferiva il vino e parlava con Dio. Lui, invece, lo bestemmia incondizionatamente. La chioma argentea sempre tirata a lucido, su un viso tondo e cotto dal sole, gli darebbe un aspetto fiabesco, se non fosse che ogni sua parola ha un effetto soporifero degno del più potente dei tranquillanti. L’età avanzata e il duro lavoro nei campi, hanno reso i suoi movimenti atrofizzati in parte, ma la sua verve è degna dei tempi verdi, quelli in cui si nascondeva con le comare nei covoni di grano e ci dava dentro, a volte più del dovuto. Trastullo era il suo soprannome. Il padre di Zucculone, Nicola, è l’oggetto dei suoi scherni. Epici sono i loro litigi da ubriachi filmati e postati su You Tube dai giovani del luogo. Il vecchio Zucculone, invece, è il parassita del circolo, uno di quegli insetti nati e cresciuti in quella sporcizia. Frustrato e corroso da anni e anni di alcool, non attende che la morte. Almeno questo sperano i suoi familiari. Ti volteggia intorno, con quel puzzo impregnato e aspetta con ansia che gli offri una sigaretta. Un giorno perfino durante la messa, in ricordo del suo amato cognato, lo vidi svolazzare tra la gente in cerca di un filtro… A cinquant’anni suonati malissimo non è in grado nemmeno di appendere un quadro al muro, mentre un tempo, prima che l’alcool lo inghiottisse, era uno dei più capaci carpentieri del paese. “Haipaura?”, lo stuzzica pane e aglio, che vuole invitarlo a giocare alla scopa. Si siedono su seggiole dell’800 e lì inizia una sfida epocale, che durerà all’incirca due ore. La scopa e il 151 sono i maggiori passatempi soprattutto per chi, come N’giulino, passa la maggior parte del proprio tempo rinchiuso in quella topaia. Con indosso panni da lavoro, si presenta al mattino di buon ora, indicando col mignolo mozzato il solito J & B o uno strano liquido rosso fuoco difficile da ingurgitare anche per i più temerari masochisti. Separato dalla moglie per giusta causa, va in giro in una Golf dalla carrozza arrugginita che sprigiona fumo come una vecchia locomotiva a vapore. Anche a lui decenni di alcool puro hanno intaccato il sistema nervoso, portandolo a muoversi in slow-motion. Fa coppia fissa con Claudio alla briscola come Starsky&Hutch per le strade della California. Claudio è un tipo tozzo e rude col vizio dello spino. Tra i due, a volte, si insinua Ennio, un giovanotto dall’aria buona, scioccato dalla vita e da forti dosi di eroina, che oggi vive di espedienti. La mancanza di denti lo rendono oggetto di scherno e questo a volte lo manda fuori giri, soprattutto dopo aver mandato giù qualche cicchetto. “Che te li sei giocati alle corse?”, lo canzona l’idiota di turno che magari, proprio lui, si è giocato la moglie alle corse dei cani in Germania. Come il caso del Fico, chiamato così perché anni addietro si diceva che erano state molte le donne passate sotto la sua pianta sempre verde. Oggi, invece, a causa della roulette si è giocato perfino quella! Tra tutti il più sinistro è il meccanico. Entra quasi in punta di piedi, che, se non lo vedi entrare, ti viene un sussulto a vederlo d’improvviso al tuo fianco. Si accomoda mesto in attesa della consueta Peroni e il giovane Zucculone lo serve quasi con riverenza. Lui contribuisce, e tanto, all’affitto. Resta lì, immerso nei suoi pensieri e sorseggia quella birra manco fosse l’ultima della sua vita. Il suo sguardo stanco fissa un punto imprecisato del bancone. Sempre quello, da un’esistenza. Poi si alza e scompare in un alone di mistero, lasciando tutti con una strana tensione. Ne passano tante di gente strana al bar di Zucculone e ne sarebbero continuate a passare, se una mattina d’inizio dicembre il giovanotto che, tanto si vantava di essere uscito dal giro della droga, non ci fosse ricascato così per gioco. Lo trovarono all’alba con una siringa in un braccio e la bava alla bocca. Aveva voluto provare l’eccesso, di nuovo, ma gli era andata male…
Servizio a cura di Mario Onesti (monesti.blog.tiscali.it)
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Servizio a breve …
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”Il Mattino” – 15 Giugno 2013 – La didascalia sotto la Foto è un mero errore tipografico
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Ricevo e pubblico …
Salve Mario, sono Carmine Viviani il giovane presentatoti martedì 12 Giugno da Gianni Adelizzi, il ciabattino del Quadrivio. Ti invio, come detto, due miei scritti. Uno riassume un pò la campagna elettorale appena conclusasi, l’altro descrive la quotidianità dei piccoli comuni, scritto a tratti ironici. Questi sono i miei contatti, email: castelli_di_carta@libero.it, cellulare: 345894476. Grazie e scusami per il disturbo. Un abbraccio.
Pubblico questo Servizio, ne seguirà un altro subito dopo!, per dare lo spazio che merita un giovane delle nostre terre, Carmine Viviani da Santa Maria La Nova, con la speranza che miei Colleghi Giornalisti ne vengano a conoscenza tramite il mio BLOG (monesti.blog.tiscali.it) e con l’augurio che possano mettersi in contatto con Lui, al fine esclusivo di farne uno dei propri Collaboratori, perchè lo merita e perchè, in primis, ne ha le capacità. Ha la passione dello “scrivere”, teniamolo nella dovuta considerazione. Grazie a tutti VOI de: IL SAGGIO, COSCIENTIA, AGIRE, UNICO, I FATTI, RASSEGNA 7 OK, CRONACHE DEL MEZZOGIORNO, IL NUOVO SALERNITANIO, METROPOLIS …
C’era una volta la roccaforte Campagnese…
C’era una volta la roccaforte Campagnese… Tra risse sfiorate, false promesse, sotterfugi, ricorsi al fotofinish, giochi di sguardi, tradimenti, vendette trasversali e quant’altro, si è giunti alla conquista del ‘trono’. E che trono. 135 km quadrati; una superficie che si espande dall’Ermice fino a raggiungere la piccola frazione di Santa Maria la Nova. Diciotto umili quartieri hanno eletto un vincitore che, tra discorsi ben studiati e impegni al limite del credibile, è riuscito a sbaragliare la concorrenza di ben otto candidati. Mesi e mesi di patti giurati, ma da alcuni non mantenuti, discorsi alla luce del sole, incontri tenuti in località top-secret, hanno portato a circa venti giorni di duri comizi e via vai continui di voci amplificate a ricordare, questo o quel nome. Alla fine ha vinto lo slogan più incisivo. Quello che dava maggiore speranza. Gran parte del popolo ci ha creduto e hanno deciso di metterli alla prova. Soprattutto a lui, un giovane architetto ben preparato, che della politica ne ha fatto uno scopo quasi principale nella sua vita. Ha tentato per quindici anni di raggiungere quel Graal che, a volte, sembrava anche a lui un eterno miraggio. Quindici anni di opposizione che gli sono serviti, comunque, per conoscere, sondare e marcare il proprio territorio. E grazie a tale esperienza è riuscito a tessere trame di gioco che l’hanno portato alla vittoria, mantenendo sempre un profilo basso e soprattutto un distacco siderale dal secondo candidato, sia al primo turno che al ballottaggio.
Un trionfo netto che segna una svolta epocale nel Comune, perché dopo anni di vittorie decretate sempre, nella maggior parte dei casi, dai voti del centro storico questa volta a designare l’alta carica comunale è stata la compattezza delle zone basse. Alla prima da sindaco ha voluto parlare proprio lì, dove la gente sembrava temerlo come la peste. L’aria irrespirabile da roccaforte decaduta, ma lui ha voluto comunque rassicurare il Campagnese doc. Un tripudio di gioia e pianti, di ringraziamenti e una benedizione ricevuta anche dall’anziana suora che ha cresciuto l’architetto in assenza dei genitori.
Le faccio i migliori auguri, signor Sindaco, con la speranza che risolva, o almeno ci provi, gran parte dei problemi che attanagliano da sempre questa città. In ogni caso noi siamo certi di una cosa che comunque vada sarà un successo… almeno per Lei.
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