Il Blog di MARIO ONESTI

Il Blog di MARIO ONESTI L'Impegno e la Coerenza di una Vita

La mia Famiglia di una volta

Autore: MARIO ONESTI | Scritto in: Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società Martedì Feb 17,2015

 


La Processione di Sant’Antonino Abate Cittadino Campagnese, Liberatore degli Ossessi, Protettore della Città di Campagna e Comprotettore dell’Archidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno

Campagna - Tra le tante processioni che annualmente si svolgono pure a Campagna, come in altre realtà del Sud d’Italia, quelle dedicate al Santo Patrono sono certamente tra le più partecipate, accattivanti e coinvolgenti. Passione, storie di miracoli e santità rappresentano, difatti, il sentimento di devozione tributato dai campagnesi al loro Santo fin dagli albori della loro storia. Il 14 Febbraio e la IV Domenica dopo Pasqua si snodano per le antiche vie cittadine le Processioni dedicate a Sant’Antonino Abate, Cittadino e Protettore di Campagna. Il caso ha voluto che una delle due giornate particolari per Campagna, quella del 14 Febbraio, coincidesse la Festa di San Valentino, giorno dedicato a tutti gli innamorati della terra.

   L’origine della Festa degli Innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano (per la fertilità). Fin dal IV Secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e degli uomini, che adoravano questo Dio, venivano messi in un’urna e opportunamente mescolati. Quindi, un bambino sceglieva a caso alcune coppie, che per un intero anno, avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L’anno successivo sarebbe, poi, ricominciato nuovamente con altre coppie. Determinati a mettere un termine a questa vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo “degli innamorati”, per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima.

La leggenda – A Roma, nel 270 D.C. il vescovo Valentino di Interamna, amico dei giovani amanti, fu invitato dall’imperatore Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia, inoltre, sostiene, che, mentre Valentino era in prigione in attesa dell’esecuzione, sia “caduto” nell’amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius. Si racconta che, con la sua fede, Valentino avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato un singolare messaggio d’addio: “Dal vostro Valentino”, una frase, questa, che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore sfortunato autore.

   Una partecipazione di popolo, come sempre nel passato, quella del 14 Febbraio 2014 per onorare Sant’Antonino Abate, Cittadino e Protettore di Campagna e di Sorretto, città dove il suo amato Vescovo è tornato alla Casa del Padre nell’anno 830 del 1° Millennio. L’Amministratore Parrocchiale della Chiesa del “SS Salvatore e Sant’Antonino”, don Enzo Caponigro ed il Priore della Confraternita di Santa Maria della Neve, sig. Gerardo Gagliardi, invitano i Fedeli a celebrare questa Festa proprio come vorrebbe il loro Santo Patrono e cioè “essere fiaccola di speranza e di impegno nel mondo” ovvero “vera e propria Festa di Popolo”. Solo così “essa sarà un momento forte e importante della vita della comunità di Campagna, una Fede grande, un’esperienza gioiosa del primato e dell’assoluto di Dio, una dedizione costante ed intensa nell’aiutare tutti, specialmente chi soffre nel corpo e nello spirito”.

    Dopo il culto più propriamente religioso, si continuerà in pieno clima prettamente folcloristico e festaiolo. Una grandiosa fiera, con le caratteristiche bancarelle di torrone e noccioline, giocattoli, zucchero filato, santini, immaginette votive e tant’altro ha occupato entrambi i lati del corso principale della Città. Essa sarà, come sempre, letteralmente presa d’assalto da una folla strabocchevole, che solo a fatica potrà districarsi lungo il Corso principale, che porta da Largo Sant’Antonio a Largo Giulio Cesare Capaccio.

   Prima di concludere, ancora qualche notizia sulle Statue raffiguranti il Santo esorcista, oggi più che mai oggetto di grande devozione. La prima, di Gesso Colorato, fu eseguita dall’eremita fra’ Giovanni Spagnuolo, che viveva sull’Eremo di S. Michele (meta ancora oggi, l’8 maggio ed il 29 settembre, di pellegrinaggi all’insegna del sacro e dell’ambiente), ma di essa non è rimasta traccia alcuna. Ci restano, invece, la Statua Lignea, scolpita dall’artista napoletano Nunzio Maresca nel 1601 e restaurata nel 2006 dal maestro restauratore Giancarlo Barba, e la Statua d’Argento. Nel 1768 la Confraternita di S. Maria della Neve (la più antica di Campagna, fondata il 13 dicembre 1258, su iniziativa del sacerdote don Giovanni Belbuono) fece fondere quest’ultima “con contributi propri e di tutto il popolo di Campagna” e, nel contempo, “fece ornare di marmo le balaustre, che conservano la Colonna e l’Altare con la Statua”, dopo che un’Assemblea cittadina, tenutasi il 22 Maggio 1259, decise di far costruire una nicchia per la Statua del Santo. È per questo motivo che la Congrega ha avuto, poi, il “privilegio” di partecipare alle Processioni del Santo senza il nullaosta del parroco.

   E chiudiamo con una nota sulla Seconda Processione in onore del Santo Protettore. Essa ha luogo ogni anno, per scelta non casuale, ma che affonda le radici nel lontano 1590, anno in cui Sant’Antonino fu nominato Patrono di Campagna, nel mese di Maggio. La statua “lignea”, custodita nella nicchia laterale di sinistra, prossima all’Altare Maggiore della Chiesa di Zappino, viene portata in processione per ben due volte nel corso della giornata (di mattina e al tramonto). Il simulacro del Santo, anche in questo caso, percorre i tortuosi vicoli del paese, attraversando tutti i rioni.

La Colonna taumaturgica 

   Come si legge alle pagg. 50-1 di “Corpi senza pace” (…”Il modello esorcistico di Campagna”) di Domenico Scafoglio e Simona De Luna, la Città di Campagna è “sede del culto di S. Antonino, cui è intimamente connessa da secoli la pratica dell’esorcismo”. Il Cenobio di Santa Maria La Nova, una volta annessa ai benedettini, è nota per essere stata la prima sede dei riti esorcisti legati al nome di S. Antonino. Proprio qui alcune tradizioni localizzano la fustigazione del Santo da parte del maligno e proprio qui si trovava la Colonna degli esorcismi, prima di essere portata nella Chiesa del SS. Salvatore”. L’insigne reliquia, residuo del tempio pagano di Calli, dedicato ad Apollo e posto qualche centinaia di metri sotto l’attuale convento, fu fatta portare dallo stesso Santo nel luogo dove svolgeva la sua vita monastica. Per molti anni proprio lì veniva fustigato dal maligno. L’abate Ruggiero, nel secolo XIII, dovendo i benedettini di S. Maria la Nova abbandonare il Convento a causa della malaria, la donò, su mediazione del marchese Ercole Del Balzo e con Atto Pubblico del 4 Aprile 1258, presso il giudice Pirro Ciminelli, alla Parrocchia di S. Girolamo di Zappino, diventata poi del SS. Salvatore nel 1540, anno in cui l’Arciprete don Antonio Principato donò un’effige dell’Emmanuele, a patto che “si realizzasse la Statua del Santo Abate e che si celebrasse annualmente, il 14 Febbraio, giorno della morte di S. Antonino, una festa in suo onore”.

   Ed è da allora che ogni 14 Febbraio si ripete la storica giornata dedicata, con novena, processioni e fiera, al Santo Protettore di Campagna. La miracolosa Colonna (cm 196 in altezza, compreso il capitello di stile ionico, e 131 come circonferenza), installata su uno “stilobato prismatico a sezione ottagonale alto 27 centimetri”, è, ancora oggi, venerata e visitata da tanta gente proveniente da ogni luogo, molta di meno rispetto al passato, perché i tempi cambiano e “ci si affida di più alla scienza e alla medicina”, come da più parti si va scrivendo da tempo. Certamente fa parte della storia religiosa, se non della cultura stessa della Città di Campagna.

La Chiesa di Zappino

   La Chiesa del SS. Salvatore e S. Antonino Campagna

 La Chiesa del “SS. Salvatore e S. Antonino”, ubicata dal 1169 nel casale medioevale di Zappino (nominato in un Documento del 1056 e ripreso poi nel 1091), già nell’XI secolo costituiva “il più importante ed esteso fra gli insediamenti della zona”. È noto, infatti, che i primi nuclei abitati di Campagna sorsero proprio intorno a quattro chiese, che nel corso dei secoli subirono numerose trasformazioni. Tra queste (S. Bartolomeo, S. Maria della Pace e la SS. Trinità di Concezione), solo quella di Zappino è sempre stata “soltanto edificio parrocchiale”. Anche se lesionata, ha resistito al Terremoto del 23 Novembre 1980 molto meglio della Cattedrale ed i lavori di risanamento e restauro, dopo un primo intervento di consolidamento già effettuato, sono stati conclusi nel Dicembre 1999. Il 19 dello stesso mese il sacro tempio fu riaperto solennemente al culto dall’allora suo parroco don Antonio Pisani e dall’Arcivescovo Gerardo Pierro. Di origini molto antiche, l’intera chiesa, secondo il De Nigris, fu rifatta nel 1525 e fu adornata di buoni colonnati. Il tempio di Zappino, poi Piazza Giulio Cesare Capaccio fin dal 1882 sotto il Sindaco Alfonso Cubicciotti, è un impianto cinque-seicentesco (a tre navate, quella centrale è delimitata da dieci colonne, 5 da una parte e 5 dall’altra, in pietra con capitello dorico) “poco armonico”, “sproporzionato nel suo rapporto fra sviluppo longitudinale ed altezza” e “privo di unità d’assieme”, a causa del troppo tempo impiegato per costruirlo, delle “scarse fonti luminose” e della stessa “incombenza della soffittatura” (l’invaso centrale è dominato “dal soffitto dorato ed intagliato, con un ricchissimo programma decorativo, che racchiude vasti campi dipinti ed inseriti in cornici anch’esse decorate, ma prive di intagli”: tre grandi tele sono in bella mostra, la Trasfigurazione, l’Immacolata Vergine, circondata da 4 dottori della chiesa e da molti angeli, e la Gloria di Sant’Antonino). Le trasformazioni del 1700, durante le quali fu invertito pure l’ingresso, hanno completamente “mutato l’aspetto nelle parti terminali e nello stesso campanile”, che assomiglia più ad una colombaia, tanto che, fra tanta “paccottiglia”, rimane al suo posto solo il bel Portale in pietra viva, sormontato da elementi decorativi settecenteschi. La stessa facciata è stata anch’essa, come la Chiesa del resto, oggetto di alcuni restauri dal secondo dopoguerra in poi. In questo meraviglioso antico luogo di culto, anticipato da una piazza di notevoli dimensioni, al cui centro fino agli inizi degli anni cinquanta, gli anziani lo ricordano, vi era una stupenda fontana in pietra, che ben si coniugava con il manto stradale in pietra lavica, sono venerati sia il Santo esorcista per eccellenza, “custos civitatis” di Campagna, che la Colonna Taumaturgica.

Don Ludovico Cutino, dotto Padre Vocazionista

   9 Febbaraio 2011 – Mi piace, intanto, riportare alcune note biografiche sul dotto Padre Vocazionista don Ludovico Cutino, Esorcista e Fondatore de “La Colonna di Sant’Antonino”, parroco della Chiesa del Santo Patrono di Campagna per circa 35 anni. Di Domenico e Giovanna Naddeo, era nato a San Cipriano Picentino il 25 agosto 1916. Battezzato il 6 settembre dello stesso anno e cresimato il 28 febbraio del 1927, prese l’abito religioso nel 1930 ed i “voti semplici” il 19 settembre del 1932. Fece gli studi ginnasiali presso i PP Vocazionisti di Pianura (Na), quelli Liceali (1937-39) nel collegio “San Benedetto” di Montecassino e quelli teologici nella Badia di Cava (I A -1940), nel seminario religioso di Anagni (II A -1941) e presso i PP. Benedettini della Badia di Cava (III e IV A -1943/44). La prima “tonsura” risale al 30 novembre 1944, mentre il 3/4 dicembre prende gli “ordini minori”; Suddiaconato (8.12.44), Diaconato (11.12.44) e Presbiterato (23.12.44) avvengono sotto Monsignor De Nicola nell’Oratorio Domenicano di Napoli. Non fa il Servizio Militare, perché dispensato per le Leggi Concordatarie. Proveniente da Anagni, è stato parroco della Chiesa del “SS Salvatore e Sant’Antonino” di Campagna dal 1947 (nomina “ad personam” 1 Aprile e possesso 11 Maggio – Rescritto di Esclaustrazione del 1° Giugno 1950, prot. 6037/50) fino al ritorno alla casa del padre, avvenuto a Campagna il 9 Luglio 1981 – Ha ricoperto varie cariche: Presidente ODA ed assistente delle Donne di AC ed in data 1° Febbraio 1964 fu nominato Canonico Onorario Partecipante della Basilica Cattedrale – Figlio del suo tempo ed uomo di vasta cultura, ha lasciato diverse opere, fra cui: “Vita di Sant’Antonino”, “La visione beata nell’anima di Cristo” (dal Magistero Conciliare della Chiesa” – 1978), “Storia di Campagna e dei suoi Vescovi” (1980), “Fenomenologia dello spirito”, “Fenomenologia Metafisica” (Editrice “La Colonna…”), Devozionale del Santuario di Sant’Antonino (1980), “L’Occamismo” (Editrice “La Colonna…”), “Metapsichismo” ed il Mensile “La Colonna di S. Antonino” (che vantava abbonati e lettori di tantissimi comuni della Diocesi, e non solo, e pure d’oltreoceano), al cui proposito ha detto: ”…periodico, che io fondai, con l’incoraggiamento dell’allora Vescovo di Campagna, monsignor Giuseppe Maria Palatucci, nel Novembre del 1947…”, ed in cui, nell’arco di più decenni, sono stati raccontati, è il caso di dire, “tantissimi fatti straordinari” legati alla città e alla storia di Sant’Antonino” – Nell’immaginario collettivo campagnese “padre Cutino” incarnava il “prete esorcista” per antonomasia. Un punto di riferimento storico e culturale imprescindibile per ricostruire un percorso lungo oltre un trentennio. Peccato che non sia stato possibile mettere assieme in modo sistematico tutti quei numeri, prodotti dal 1947 fino al 1981 e lancio da queste pagine un invito, ai suoi eredi, alle sorelle, magari, al mondo della cultura e a quanti hanno raccolto negli anni i vari numeri della “Colonna”, a tentare questa difficile impresa. Né sarebbe peregrina l’idea di riprendere la pubblicazione della testata. Circolano fondate voci sul tema…sarebbe una vera chicca culturale, di cui Campagna certamente ha bisogno.

Mario Onesti (monesti.blog.tiscali

 

 



Annullo Filatelico – Comitato GIOVANNI PALATUCCI Campagna


Le Foibe – Martedì 10 Febbraio

Autore: MARIO ONESTI | Scritto in: Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società Martedì Feb 10,2015

Tante le iniziative in occasione del Giorno del RICORDO – L’ORRORE DELLE FOIBE

“Solo i Morti hanno il diritto di perdonare. I vivi hanno il dovere di non dimenticare”(David Ben Gurion)

Martedì 10 FebbraioBisogna essere contro tutte le intolleranze, perciò vanno salutate con favore sia la Legge che ha istituito, per il 27 Gennaio, il “Giorno della Memoria” (Legge 20 luglio 2000 n.211, “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti” – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 31 luglio 2000, n. 177), sia la Legge 92 del 30 Marzo 2004 che ha istituito, per il 10 Febbraio, la “Giornata del Ricordo” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004), per “ricordare l’orrore delle Foibe, per ricordare queste voragini rocciose utilizzate in seguito alla seconda guerra mondiale per “infoibare” molti italiani, sia fascisti che antifascisti”. Infatti, subito dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vengono uccisi dall’esercito jugoslavo. Una pulizia etnica attuata nei confronti di nostri concittadini con l’obiettivo di sradicare l’italianità da quelle terre.

   Foibe deriva dal nome latino “fovea”; è un termine di forma dialettale, che rimanda al significato di “fossa” e più precisamente a “buche rocciose” molto profonde, anche di 200 metri, nate dall’erosione provocata dai corsi d’acqua. Un paese dove sono molto numerose è l’Istria, infatti se ne contano circa 1700. La memoria di quegli anni, la memoria di quelle migliaia di morti, che per anni “sono stati dimenticati”, divide ancora ed è motivo di tensione politica, perciò è “giunto il momento che i ricordi ragionati, prendano il posto dei rancori esasperati”. È stato giusto “restituire dignità alla memoria dei tanti italiani trucidati barbaramente sul confine orientale e degli oltre 200 mila connazionali costretti all’esodo forzato dall’Istria e dalla Dalmazia, per sfuggire alla repressione dei partigiani del maresciallo Josip Broz, detto Tito”.

Il “Giorno del Ricordo” consente “di commemorare con continuità una grande tragedia della II Guerra Mondiale”, in quanto quei drammatici avvenimenti sono “parte integrante della nostra vicenda nazionale” e perciò “devono essere radicati nella nostra memoria” e “ricordati e spiegati alle nuove generazioni”. Tanta efferatezza, chiaro il riferimento alla Shoah e alle Foibe, fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del Secondo Conflitto Mondiale, ma ha “anche radici”, per dirla con l’Osservatore Romano, “nelle responsabilità del fascismo, che in quelle zone non aveva perseguito la convivenza, ma l’italianizzazione”. Anche da queste pagine vogliamo contribuire a far conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito parlare, a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo “foibe”, a chi non ha mai avuto risposte alla domanda “cosa sono le foibe?”.

   Ma è opportuno, però, comprendere il “prima” ed il “dopo”, le cause che provocarono le Foibe e gli effetti tremendi che ne derivarono, per restituire alle “stragi negate” la loro verità. Quella delle “Foibe” è una tragedia troppo grande per farne un “manifesto politico”. Le “Foibe” sono state da sempre un cavallo di battaglia della “destra nostalgica”, che su questa tragedia continua a prendere in giro gli italiani. Lungi da noi dal difendere i partigiani del maresciallo Tito, che certamente pure ebbero le loro gravi responsabilità nell’accaduto, quanto piuttosto di comprendere e spiegare come andarono effettivamente le cose, credo che sia opportuno ricordare, che fu l’Italia fascista ad attaccare l’allora Regno di Jugoslavia, a bombardare, distruggere, arrestare e fucilare. E a Trieste, in Istria e nelle altre zone, dove gli slavi erano una minoranza consistente, fu proprio il regime fascista, fin dalla presa del potere, ad imporre agli slavi, ogni sorta di sopruso (…l’incendio del Balkan, la distruzione della Casa del Popolo degli slavi, delle loro organizzazioni culturali, delle loro cooperative, dei loro sindacati…). I fascisti si scatenarono “in tutta la zona di Trieste e dell’Istria, imponendo che si parlasse la lingua italiana persino nei negozi, nei tribunali, nelle scuole, negli uffici statali”. E non parliamo dei morti, fucilati ed incarcerati, che allora si contarono. Per non dire poi degli incendi di interi paesi e paesetti. Addirittura, per legge, chi aveva un cognome non italiano, fu costretto a cambiarlo per ottenere carte e documenti o il ricovero in ospedale o per essere seppellito al cimitero. Ciò, inevitabilmente, fece crescere a dismisura, in tutte quelle zone, l’odio per gli italiani e tutti gli italiani vennero, comunque, ritenuti fascisti. Bastò questo a scatenare la vendetta; tanto odio scaturiva dalle sopraffazioni ventennali e antislave degli occupanti di Roma. Una pulizia etnica attuata nei confronti di nostri concittadini con l’obiettivo di sradicare l’italianità da quelle terre.   

   L’Italia, per chi non lo sapesse o fa finta di non saperlo, nel corso della Seconda Guerra Mondiale occupò tutta la Dalmazia e cominciò di nuovo a fucilare, anzi siccome “i soldati non erano abbastanza cattivi, da Roma furono inviate le Camicie Nere, che torturarono e incendiarono”. L’odio per gli italiani raggiunse, allora, forme parossistiche. Certi prigionieri italiani furono evirati e fatti a pezzi. Poi arrivarono i nazisti. Dopo 1’8 settembre, i soldati italiani badogliani, catturati in Grecia e in Jugoslavia, furono trasferiti, insieme agli ebrei e ai partigiani serbi di Tito, nei campi di sterminio. Alcune migliaia, invece, finirono nelle Foibe. Quando a Trieste arrivarono i “titini”, scattò la vendetta. Furono presi prigionieri molti fascisti, burocrati del regime, alcuni industriali, finanzieri, guardie confinarie e persino partigiani comunisti e membri del Comitato di Liberazione. Tutti finirono nelle Foibe delle zone carsiche. Erano italiani e, dunque, fascisti. Bastò questo a scatenare la vendetta; tanto odio scaturiva dalle sopraffazioni ventennali e antislave degli occupanti di Roma. Un dramma scatenato “da un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo nel Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, le cavità carsiche nelle quali, tra il 1943 e il 1945, vennero fatti sparire migliaia di oppositori al regime di Tito. “Non dobbiamo tacere – ha aggiunto il presidente, che al Quirinale ha incontrato gli eredi delle vittime -, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica” il dramma del popolo giuliano-dalmata. Una tragedia, ha spiegato, «rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali».

«BASTA SILENZI» - «Oggi che in Italia abbiamo posto fine ad un non giustificabile silenzio, e che siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia un’amichevole partner e nella Croazia un nuovo candidato all’ingresso nell’Unione – ha sottolineato il capo dello Stato -, dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della riconciliazione, che fermamente vogliano, è la verità. E quello del Giorno del Ricordo è precisamente un solenne impegno di ristabilimento della verità». Nell’ autunno 1943 “si intrecciarono giustizialismo sommario e tumultuoso parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento della presenza italiana da quella che era e cessò di essere la Venezia Giulia”. La disumana ferocia delle foibe “fu una delle barbarie del secolo scorso, in cui si intrecciarono in Europa cultura e barbarie. Non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò nel valorizzare i tratti più nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo costruendo da oltre 50 anni, e che è nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia. La nuova Europa esclude naturalmente anche ogni revanschismo”.

Mario Onesti (monesti.blog.tiscali.it)

 

 

 

 

 


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L’Insediamento di MATTARELLA – 03 Febbraio 2015

Autore: MARIO ONESTI | Scritto in: Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società Mercoledì Feb 4,2015

N.B. – Prima dello scorso NATALE ero a circa 3 Milioni di Visitatori. A Gennaio 2015 si è rimesso in moto il “nuovo” Contatore

L’Insediamento di MATTARELLA

03 Febbraio 2015ORE 12.41 – Berlusconi: “Il discorso rispetta la Costituzione”
“Mi è sembrato un discorso adeguato e rispettoso della Costituzione”. Così Silvio Berlusconi, parlando del discorso del nuovo Capo dello Stato, di cui dice: “Non lo conosco di persona ma mi sembra una brava persona, ha una bella immagine con i suoi capelli bianchi”.
ORE 12.27 – Mattarella: “Recuperare il senso di unità del Paese”
Occorre “l’esigenza di recuperare il senso dell’unità del nostro Paese che dia e consenta ai nostri concittadini di sentirsi davvero parte di una comunità. Un’azione che riesca a recuperare il senso della convivenza e del vivere insieme. In questo sono fondamentali organi costituzionali”.
ORE 12.24 – Mattarella: “Consulta svolge ruolo fondamentale”
“Vorrei soffermarmi un istante con il permesso di tutti voi sulla Corte costituzionale, avendone fatto parte e avendone apprezzato l’importanza, il valore dell’attività e il ruolo fondamentale che svolge al servizio delle istituzioni”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso al Quirinale.
ORE 12.21 – Grasso: “Mattarella custode e promotore della Costituzione”
Sergio Mattarella “saprà interpretare la responsabilità alla quale è stato chiamato con serietà e rigore e saprà rispondere alla fiducia e alle speranze degli italiani interpretando il ruolo di severo custode e promotore dei principi costituzionali”. Lo dice il presidente del Senato Grasso nella cerimonia al Quirinale per l’insediamento di Mattarella.
ORE 12.20 Mattarella: “Quirinale casa degli italiani”
“Questo luogo è un luogo ricco di storia, che davvero è la casa degli italiani e che è bene che lo divenga sempre di più”.
ORE 11.56 – Berlusconi: “Non vedo, non sento, ma respiro”
“Non vedo, non sento, non parlo”. Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, arrivando nella sala dei Corazzieri dove si tiene la cerimonia di insediamento. ”Sono completamente afono, ma respiro!”, dice ai parlamentari di Forza Italia che lo avvicinano.
ORE 11.09 – Mattarella entra al Quirinale 
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è entrato al Quirinale. Nel cortile del palazzo riceve gli onori militari.
ORE 11.03 Mattarella lascia l’Altare della Patria e sale sulla Lancia Flaminia
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella,accompagnato dal premier Renzi, dopo aver reso omaggio al Milite ignoto, ha lasciato l’Altare della Patria. Mattarella sale sulla Lancia Flaminia con Renzi e il corteo presidenziale si avvia verso il Quirinale.
ORE 10.55 – Le Frecce tricolore sorvolano Piazza Venezia
Le frecce tricolori hanno sorvolato in piazza Venezia mentre il presidente Mattarella deponeva una corona all’Altare della patria.
ORE 10.52 - Mattarella depone una corona all’Altare della Patria
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona al sacello del Milite Ignoto, all’Altare della Patria. Era accompagnato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi.

ORE 10.49 – Bersani: “Gli do il massimo dei voti
“E’ semplicemente Mattarella, la sensibilità, la sobrietà, i valori. Gli do il massimo dei voti”. Così Pier Luigi Bersani, al termine del discorso a Montecitorio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Secondo me è fantastico. Abbiamo bisogno di accompagnare i cambiamenti tenendoli nel solco dei fondamentali”, ha aggiunto.
ORE 10.47 – Napolitano: “Discorso essenziale, non retorico”
Un discorso “essenziale, coinciso, non retorico”. Così l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano commenta il discorso del giuramento di Sergio Mattarella. A chi gli chiede che cosa si aspetti dai prossimi sette anni replica: “Aspettiamo i fatti, commenteremo quelli”.
ORE 10.39 – Mattarella: “Priorità costituita dalla legge elettorale”
“Come più volte sollecitato dal presidente Napolitano, un’altra priorità è costituita dall’approvazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento”.
ORE 10.37 - Mattarella: “Grazie alle Forze Armate, essenziali per la pace”
“Alle Forze armate, sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra politica estera e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamento, ricordando quanti hanno perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere”.
ORE 10.36 – Mattarella: “Lotta al terrorismo condotta con fermezza”
“La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza. Lo Stato deve garantire diritto a una vita serena e senza paura”.
ORE 10.34 – Mattarella e il ritorno di Dall’Oglio, Lo Porto e Scaravilli
“Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli, non si hanno notizie in terre difficili e martoriate”. Così il Presidente Sergio Mattarella rivolgendo “solidarietà” ai famigliari e ”l’augurio di un rapido ritorno a casa”.
ORE 10.32 – Mattarella: “Ue è speranza, rilanciare Unione politica”
“L’Europa rappresenta oggi ancora una volta una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata senza indugio”.
ORE 10.31 – Mattarella: “Massimo impegno per Latorre e Girone”
“Occorre continuare a dispiegare il massimo impegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trovi al più presto una conclusione positiva con il loro definitivo ritorno in Patria”. 
ORE 10.29 - Mattarella: “Sugli immigrati, l’Ue più attenta e solidale”

Quella dell’immigrazione “è un’emergenza umanitaria grave e dolorosa che deve vedere l’Ue più attenta, impegnata e solidale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sottolineando che “l’Italia sta facendo bene la sua parte”.
ORE 10.28 - Mattarella: “Terrorismo non si combatte chiudendosi”
“Per minacce globali servono risposte globali. Un fenomeno così grave non si combatte chiudendosi nel fortino degli Stati nazionali. I predicatori d’odio reclutano assassini, utilizzano Internet. La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le risorse”.
ORE 10.26 – Mattarella: “Terrorismo internazionale ci minaccia”
“Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti”.
ORE 10.25 – Mattarella: “Inorriditi dalla barbarie delle decapitazioni”
“Siamo inorriditi dalla barbarie della decapitazione di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai fatti tragici di Parigi”.
ORE 10.24 – Mattarella: “Mafia cancro pervasivo, incoraggiamo la lotta”
“E’ allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove” è “un cancro pervasivo che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aggiungendo che “dobbiamo incoraggiare l’azione determinata della magistratura e delle forze dell’ordine”.
ORE 10.23 - Mattarella: “Corruzione divora risorse dei cittadini”

“La corruzione divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini, impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato, favorisce le consorterie e penalizza gli onesti ed i capaci”.
ORE 10.20 – Mattarella: “Il garante della Carta è riconoscere il diritto al lavoro”
“Garantire la Carta significa riconoscere e rendere effettivo il  diritto del lavoro. Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace”.
ORE 10.19 - Mattarella: “No alla guerra e garantire la pace”. Lungo applauso
Sergio Mattarella parla di ripudiare la guerra e di garantire la pace. E scatta il lungo applauso del Parlamento.
ORE 10.18 – Mattarella: “La garanzia della Costituzione è viverla ogni giorno”
“La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nella sua applicazione, nel viverla giorno per giorno”.
ORE 10.16 – Mattarella: “L’arbitro deve essere e sarà imparziale”
“Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito  del Capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. E’ un’immagine efficace. All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere e sarà imparziale”.
ORE 10.15 – Mattarella confonde i fogli del discorso e si scusa
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella lettura del suo discorso, a un certo punto salta una pagina. Se ne accorge subito e si scusa con un sorriso: “Avrei saltato un passaggio importante”.
ORE 10.14 – Mattarella: “Democrazia non è conquista definitiva”
“La democrazia non è una conquista definitiva”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sottolineando che va difesa quotidianamente.
ORE 10.13 – Mattarella: “Cittadini chiedono trasparenza e coerenza”
“I cittadini chiedono trasparenza e coerenza nelle decisioni”
ORE 10.12 – Mattarella: “Superare ostacoli che limitano l’uguaglianza”
“Mi impegno a confermare il patto costituzionale che ha mantenuto il Paese unito e riconosce i diritti costituzionali e il patto di unità sociale che impegna a rimuovere gli ostacoli che limitano le libertà e l’uguaglianza”.
ORE 10.10 – Mattarella: “Urgenza delle riforme per dare risposte al Paese”
“L’urgenza delle riforme istituzionali ed economiche deriva dal dovere di dare risposte efficaci alla comunità”.
ORE 10.09 – Mattarella: “Scongiurare che la crisi intacchi il patto sociale”
Quelli economici sono “punti di un’agenda esigente, su cui viene misurata la distanza tra istituzioni e popolo. Dobbiamo scongiurare il rischio che la crisi intacchi il patto sociale sancito dalla Costituzione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso a Montecitorio.
ORE 10.08 – Mattarella: “Unità del Paese rischia di essere fragile”
“L’unità rischia di essere difficile, fragile e lontana, l’impegno di tutti è a superare le difficoltà degli italiani”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
ORE 10.10 – Mattarella: “Avverto la responsabilità del compito affidato”
“Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecitorio.
ORE 10.06 – Lungo applauso in Aula alla Camera a Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato i suoi predecessori Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Quando ha fatto il nome dell’ultimo Capo dello Stato, l’intero emiciclo si è alzato in piedi per tributare a Napolitano, seduto nel banco dei relatori al centro dell’emiciclo, un lungo e caloroso applauso.
ORE 10.02 – Mattarella giura fra gli applausi dell’Aula
“Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”. E’ la formula del giuramento che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato nell’Aula della Camera. Dopodiché fra gli applausi si è seduto tra i presidenti delle Camere.
ORE 10.01 – In Transatlantico foto con cellulare al Capo dello Stato
Foto scattate con i cellulari, in Transatlantico, al passaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel breve tratto fra la sala del Governo e l’ingresso dell’emiciclo tantissimi deputati hanno impugnato il loro cellulare e scattato tantissime foto al Capo dello Stato che si è mostrato a tutti sorridente.
ORE 9.57 – Folla in attesa dell’ingresso di Mattarella al Colle

Piazza Magnagrecia, via XXIV Maggio e la piazza dinanzi al Quirinale si stanno lentamente riempiendo di cittadini che attendono l’ingresso del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. Numerosi anche i turisti incuriositi dal dispiegamento dei militari con le divise storiche lungo tutto il tragitto: per l’occasione sono schierati i rappresentanti dell’Esercito con i granatieri in prima fila, della Marina e dell’Aviazione oltre a carabinieri e polizia.
ORE 9.52 – Mattarella attende il giuramento con Boldrini-Fedeli
Il Presidente eletto della Repubblica, Sergio Mattarella, è riunito con il presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente supplente del Senato Valeria Fedeli in attesa di entrare nell’aula della Camera per il giuramento.
ORE 9.47 - Mattarella a Montecitorio accolto dalla Boldrini
Il Presidente eletto Sergio Mattarella, appena giunto a palazzo Montecitorio, è stato accolto dal presidente della Camera Laura Boldrini, presenti i vicepresidenti di Camera e Senato, e gli esponenti degli uffici di presidenza, nonché il premier Matteo Renzi.
ORE 9.42 – Mattarella giunto a Piazza Montecitorio
Il Presidente eletto della Repubblica Sergio Mattarella è appena arrivata a piazza Montecitorio.
ORE 9.38 – Mattarella lascia la Consulta e va a Montecitorio
Il corteo di macchine con il Presidente eletto della Repubblica Sergio Mattarella ha lasciato la Consulta diretto a Montecitorio per prestare giuramento. Alla Camera suonano le campane del torrino in attesa dell’arrivo di Mattarella. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lasciato il palazzo della Consulta accompagnato da un corteo di carabinieri in motocicletta. Mattarella è a bordo di una grande Lancia Thema blu con la bandiera tricolore sul cofano.
ORE 9.36 – Renzi: “Oggi giorno di festa e del Presidente”
“Oggi è il giorno della festa, oggi è il giorno del Presidente”. Queste le uniche parole pronunciate dal premier Matteo Renzi, in Transatlantico, in attesa dell’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un caffè veloce alla Buvette e qualche saluto con i deputati.
ORE 9.30 – Renzi in Transatlantico: “Oggi abito elegante”
Sorridente, sereno, il premier Matteo Renzi è a Montecitorio in attesa dell’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che alle 10 pronuncerà la formula del giuramento. Nessuna dichiarazione ma solo una battuta con alcuni deputati Pd: “Oggi mi sono vestito elegante”.
ORE 9.20 – Mattarella lascia la residenza della Consulta
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è uscito dalla sua abitazione nelle foresterie della Consulta diretto a Montecitorio per pronunciare il giuramento. Mattarella era a bordo della sua Panda grigia nel sedile accanto al guidatore e ha fatto un breve cenno di saluto rivolto alle tv.
ORE 9.19 – A Mattarella gli auguri di Grillo 
Beppe Grillo non andrà al Colle ma invia a Sergio Mattarella una “lettera aperta” per fargli gli auguri per il prossimo settennato. “Caro Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella”, è l’incipit della lettera in cui il leader M5S gli augura di tutelare la Costituzione, non firmare leggi incostituzionali, proteggere i cittadini più deboli ma anche “essere ricordato a fine mandato con la stima e l’entusiasmo della sua elezione”. Grillo gli chiede anche un incontro per parlare di reddito di cittadinanza.
ORE 8.59 – Marini: “E’ vittoria della Dc sulle altre culture”
“La cultura cattolico democratica, liberal democratica, si è dimostrata più fresca, più rispondente ai problemi di oggi. E vincente. Laddove la cultura classica della sinistra avrebbe bisogno di una rivisitazione, come minimo. La vitalità di questa nostra storia e tradizione mi inorgoglisce”. Intervistato dal Messaggero, l’ex presidente del Senato Franco Marini commenta così l’elezione a Capo dello Stato di Sergio Mattarella.
ORE 8.35 – Mannino: “Con Piersanti contro Ciancimino”
“Per me è come se fosse stato eletto Piersanti. E’ la vittoria morale del senso politico che ha avuto l’impegno di Piersanti. Ovviamente questo non toglie nulla ai meriti di Sergio”. Lo dice l’ex ministro Calogero Mannino in un’intervista al Tempo in cui parla del congresso Dc ad Agrigento del 1983 dal quale, insieme fra gli altri al fratello del nuovo Capo dello Stato, Piersanti Mattarella, mise fuori Vito Ciancimino.
ORE 8.32 – Il fratello di Mattarella, Antonino: “Guardati dai politici”
“Sergio si deve guardare dai politici. E’ un uomo di profondissima cultura, cosa non comune fra gli uomini politici italiani. Non mi permetterei di dargli consigli tranne uno: continui a fare quello che ha fatto finora”. Così Antonino Mattarella, fratello del nuovo Capo dello Stato, in un’intervista a Repubblica.


Sergio MATTARELLA 12° PRESIDENTE della Repubblica

Autore: MARIO ONESTI | Scritto in: Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società Sabato Gen 31,2015

Chi è Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Ex dirigente della DC e del PD, e giudice della Corte Costituzionale: una breve biografia del dodicesimo Capo dello Stato

31 Gennaio 2015 - Sergio Mattarella è stato eletto presidente dalla Repubblica sabato 31 gennaio, al quarto scrutinio con 665 voti: per i prossimi sette anni sarà il capo dello stato. Mattarella ha 73 anni ed è un giudice della Corte Costituzionale e un ex dirigente e ministro della Democrazia Cristiana, e partecipò anche alla scrittura del manifesto del Partito Democratico. Dopo essere stato eletto dal Parlamento riunito in seduta comune e dai delegati regionali, ha ricevuto la notifica ufficiale dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dalla presidente pro tempore del Senato Valeria Fedeli al Palazzo della Consulta. Il suo discorso è stato molto breve: «ll pensiero va soprattutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo». Sempre sabato Mattarella è andato alle Fosse Ardeatine, dove il 24 marzo del 1944 i soldati nazisti uccisero 335 tra prigionieri politici, ebrei e altri detenuti come rappresaglia per un attacco subito da un comando tedesco in via della Rasella, in cui erano morti 33 soldati. Mattarella ha detto: «L’alleanza tra Nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore». Mattarella giurerà alla Camera martedì 3 febbraio alle 10.

   L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando di Mattarella, ha detto sabato: «Lo conosco sul piano dell’assoluta lealtà e correttezza, sensibilità e competenza istituzionale e certamente dell’imparzialità. Caratteristiche importantissime per disegnare la figura del capo dello Stato». Il nome di Sergio Mattarella circolava da tempo come uno dei possibili candidati al Quirinale – era stato fatto anche nel 2013, dall’ex segretario del PD Pier Luigi Bersani – ma meno tra un’elezione e un’altra. Più che di lui si parla infatti del “Mattarellum”, l’appellativo inventato da Giovanni Sartori sul Corriere della Sera per la legge elettorale approvata dopo il referendum del 1993: si trattava di un sistema piuttosto complicato ma che, come caratteristica fondamentale, assegnava i seggi per tre quarti con il maggioritario e per un quarto con il proporzionale. Il Mattarellum è stato la legge elettorale per le elezioni del 1994, del 1996 e del 2001, prima del cosiddetto “Porcellum“. Fu molto criticata all’epoca ma è stata poi “rivalutata” e oggi è spesso citata come l’ultima legge elettorale italiana che permetteva agli elettori di scegliere direttamente e con semplicità i loro rappresentanti.

   Mattarella è nato a Palermo, ha 73 anni, è vedovo e ha tre figli (uno di loro ha fatto politica in Sicilia ed è stato candidato alle primarie per la segreteria regionale nel 2009 appoggiato da Bersani; un altro invece lavora da diversi anni al ministero della Funzione pubblica e ora è capo dell’ufficio legislativo di Marianna Madia). Sergio Mattarella è figlio di Bernardo, politico democristiano che tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stato più volte ministro; ed è fratello minore di Piersanti, altro politico democristiano ucciso il 6 gennaio del 1980 dalla mafia mentre era presidente della Sicilia. Sabato è circolata molto sui social network una foto di Sergio Mattarella e di sua cognata con il corpo del fratello Piersanti Mattarella subito dopo l’attentato. La foto è di Letizia Battaglia – Piersanti Mattarella in quei momenti era ancora vivo – ed è stata pubblicata da Repubblica.

   Sergio Mattarella ha fatto parte della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica e della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, insegnando anche Diritto parlamentare all’Università di Palermo.

   Alle elezioni politiche del 1983 venne eletto alla Camera dei Deputati con la DC: faceva parte della corrente dei morotei, quella di Aldo Moro e di Benigno Zaccagnini (quella più a sinistra, per capirci). Fu incaricato dall’allora segretario della DC, Ciriaco De Mita, di occuparsi in quegli anni del partito in Sicilia e appoggiò la candidatura di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. Rieletto alla Camera nel 1987, continuò a collaborare politicamente con De Mita e fu nominato ministro dei Rapporti con il Parlamento (governo Goria), confermato anche l’anno dopo nel governo De Mita.

   Nel luglio del 1990, quando Mattarella era ministro dell’Istruzione, i giornali ne parlarono per un episodio che coinvolse la nota cantante americana Madonna, che da lì a poco avrebbe tenuto dei concerti a Roma (il 10 luglio) e a Torino (il 13 luglio). Già nei giorni precedenti diversi settori del mondo cattolico italiano avevano criticato “Blond Ambition”, il secondo tour mondiale di Madonna per promuovere i dischi “Like a Prayer” e “I’m Breathless”. Secondo quanto scrissero allora Stampa e Repubblica, Mattarella si disse d’accordo con la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, secondo cui lo spettacolo aveva scarso contenuto artistico ed era molto volgare nel mescolare sacro e profano.

Mattarella si dimise da ministro, insieme ad altri ministri della DC, contro l’approvazione della contestata legge Mammì, una legge di riforma della radio e della tv approvata nel 1990 chiamata così per via del primo firmatario, Oscar Mammì, all’epoca ministro delle Poste e Telecomunicazioni per il Partito Repubblicano. La legge permetteva l’ingresso nel mercato radiotelevisivo nazionale di operatori privati, legalizzando quello che le reti di Fininvest facevano già da tempo aggirando la legge (trasmissioni contemporanee degli stessi programmi su tv locali in tutta Italia). La legge obbligava ogni canale tv ad avere un direttore e un telegiornale, tra le altre cose. Da una parte quella legge permise anche all’Italia di avere delle tv commerciali nazionali private, che oggi sono considerate normali in tutti paesi occidentali e utili per il pluralismo e la ricchezza dell’offerta televisiva e informativa; dall’altra parte la struttura della legge finì per cristallizzare la situazione esistente – per questo la chiamavano “legge Polaroid” – permettendo a Fininvest di mantenere un sostanziale monopolio del settore. Mattarella, dopo le dimissioni, disse:

   «Ci siamo dimessi. Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia in linea di principio inammissibile e inopportuna in questo semestre»

   Dopo le dimissioni, Mattarella rimase senza incarichi di governo per due anni: venne rieletto alla Camera nel 1992 e nello stesso anno gli venne affidata (fino al 1994) la direzione del quotidiano della Democrazia Cristiana, Il Popolo. Nel 1993 fu relatore della legge di riforma del sistema elettorale. Superate le inchieste su Tangentopoli (venne accusato da un imprenditore siciliano di aver ricevuto 50 milioni e dei buoni benzina, ma venne assolto), Mattarella fu tra i protagonisti del rinnovamento della DC: nel 1994 fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano (con il quale venne eletto alla Camera nel 1994) ma se ne staccò quando Rocco Buttiglione, alla segreteria del partito, si avvicinò al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in vista delle elezioni del 1996. L’ipotesi che Forza Italia potesse entrare nel Partito Popolare Europeo venne definita da Mattarella «un incubo irrazionale».

   Confermato deputato alla Camera nel 1996, con Massimo D’Alema a Palazzo Chigi divenne prima vicepresidente del Consiglio e poi ministro della Difesa, anche nel governo Amato (appoggiò l’intervento della NATO in Kosovo). Nel 1999 ci fu un altro scontro pubblico con Berlusconi, che in un articolo del Tempo aveva ricordato De Gasperi in occasione della commemorazione per il 45esimo anniversario della sua morte rivendicandone l’eredità. Mattarella disse: «De Gasperi appartiene a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia. Questo non vuol dire che chiunque possa chiamarsi suo seguace o erede».

   Nel 2001 Mattarella venne rieletto in Parlamento con la Margherita e poi riconfermato nel 2006 con l’Ulivo (fa anche parte del gruppo che ha scritto il manifesto fondativo del Partito Democratico). Nel 2008, dopo la caduta del governo Prodi, uscì dal Parlamento (quello stesso anno criticò la riforma della Gelmini sul ritorno del maestro unico alle elementari che lo stesso Mattarella, nel 1990, aveva sostituito con i cosiddetti moduli); dal 2011 è giudice della Corte costituzionale, eletto dal Parlamento. Considerato un moderato, non è intervenuto molto spesso nelle discussioni di attualità e nelle polemiche intorno alla politica. Ciriaco De Mita, disse di lui: «Forlani, in confronto a Mattarella, è un movimentista».

   Marco Damilano, giornalista dell’Espresso, ha scritto un lungo post su Mattarella dicendo che «non sarebbe affatto il presidente debole che si dice. Ecco perché Berlusconi non lo vuole al Quirinale».

   Sergio il Tenace, il Calmo, l’Anti-eroe, come lo descriveva Giampaolo Pansa in un lungo ritratto su “Repubblica” del 7 febbraio 1989, ventisei anni fa. All’epoca Mattarella era ministro dei Rapporti con il Parlamento del governo De Mita. Uno dei colonnelli della sinistra Dc, l’ultimo dei morotei, lo raccontavano i giornali. «Viso da ragazzo sotto i capelli bianchi. Pacato, tenace, senza ansie da potere né sbandamenti faziosi. In politica è tenacissimo e insistente, come la goccia che cade», scriveva Pansa. «Lui sorride, e nel sorriso si legge la risposta: talvolta la goccia è più efficace del torrente in piena. “I piccoli passi sono importanti almeno quanto i grandi movimenti che suscitano clamore…”».

   Diceva tante cose Mattarella in quella lontana intervista: «I partiti sono sempre più asfittici e lontani dal loro retroterra sociale. I quadri selezionati spesso risultano mediocri. O riusciamo a rompere il sistema, inserendo nei partiti energie nuove, raccolte dalla società, oppure i partiti moriranno». E ancora: «In tutto l’Occidente è in corso un processo per cui i veri centri di decisione rischiano di trasferirsi fuori dalla politica. Esiste il pericolo che la politica diventi una sovrastruttura che galleggia su altri centri di potere né palesi né responsabili. Se la politica non riesce a essere un punto alto di mediazione nell’interesse generale, le istituzioni saltano e prevale chi ha più forza economica o più forza di pressione».

    «Osservo il limpido fervore di Mattarella e mi vien da pensare: mio Dio, che illuso», concludeva Pansa. «Mi chiedo come reggerà fra i carriaggi, le truppe, le grandi armate, i compromessi di potere, i pateracchi, i cinismi, le piccole viltà. Poi, di colpo, mi ricordo di suo fratello Piersanti: si fece uccidere, a Palermo, per dar sostanza a tante giuste illusioni. E allora concludo: sì, meglio aspettare, meglio sperare».

AUGURI PRESIDENTE – BUON LAVORO nell’Interesse esclusivo del Paese, a difesa della CARTA COSTITUZIONALE


AUGURI MARIO – 19 Gennaio 2015

Autore: MARIO ONESTI | Scritto in: Argomenti vari, Argomenti vari, Internet, Primo piano, Società Lunedì Gen 19,2015

 


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