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Festa della Repubblica con il Conferimento di tre Onorificenze O.M.R.I. e di una Medaglia d’ oro al merito a nostri concittadini Antonio Raimondo, Franco Granito e Giuseppe De Rosa. A loro vanno le nostre più sentite congratulazioni…

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Daniele Coltrinari e Luca Onesti – Da Giornalisti, da 2 anni, seguono il “Giro del Portogallo”)

Da guerrigliero angolano a scrittore: intervista a Pepetela

Luca Onesti e Daniele Coltrinari di “Sosteniamo Pereira” hanno incontrato Pepetela in un caffè storico di Lisbona e ci propongono la lettura di questa intervista esclusiva.

   La storia di un uomo che ha lottato per l’indipendenza e il sogno di una società più giusta ed equa in Angola. “Per chi ha vissuto questa esperienza è normale essere un pò frustrato, nonostante quel che è successo si possa comprendere… Ed io lo comprendo: c’era bisogno di creare una borghesia perché oggi, nel mondo, non c’è altro sistema, e siamo dovuti entrare nel mondo del capitalismo, aspettando che un giorno ci sia un’alternativa”.

Lisbona - Arthur Carlos Maurício Pestana dos Santos, più noto con lo pseudonimo di Pepetela (“ciglia” in lingua umbundu, è stato il suo nome di battaglia durante la guerra coloniale) è una delle voci letterarie più autorevoli dell’Africa contemporanea. Nato a Benguela, in Angola, nel 1941, lo scrittore è di famiglia di origine portoghese, ma ha abbracciato sin da giovanissimo le istanze indipendentiste del suo paese. Sin dalla guerra di indipendenza, durata 13 anni, Pepetela ha militato nell’MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola – Partito del Lavoro), il partito sostenuto da Cuba e Unione Sovietica che ha combattuto prima i portoghesi e poi, in una lunghissima guerra civile, durata fino al 2002, i partiti dell’UNITA e del FNLA, appoggiati da Stati Uniti, Zaire e Sudafrica. Dopo l’indipendenza è stato vice-ministro dell’educazione nel governo del poeta e primo presidente dell’Angola Agostinho Neto. Dopo sette anni al ministero ha però deciso di accettare un incarico come docente di sociologia all’Università di Luanda e dedicarsi “professionalmente” alla scrittura. Nel 1997 è stato insignito del premio Camões, il riconoscimento letterario più importante per la letteratura di lingua portoghese. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Jaime Bunda, agente segreto. Racconto di alcuni misteri, 2006, E/O; La generazione dell’utopia, 2009, Diabasis; La montagna dell’acqua lillà, 2011, Sette città; Predadotori, 2013, Tuga Edizioni.

1) Com’è iniziata la sua passione per la scrittura e com’è diventato scrittore?

A scuola avevo una professoressa che mi incoraggiava a scrivere delle storie e ho iniziato così. Poi ho fatto molte altre cose nella vita e ho pubblicato solo molto più tardi, ma sin da molto presto pensavo che sarei stato scrittore. Facevo le altre cose perché le dovevo fare, ma nell’intimo ero scrittore.

2) La sua biografia è ricca di avvenimenti: lei ha combattuto nella lotta di indipendenza dell’Angola, ha dovuto rifugiarsi all’estero per le sue idee politiche, e ha lavorato per il ministero dell’educazione del primo governo di Agostinho Neto, dopo l’indipendenza. In Italia non tutti conoscono la storia dell’Angola contemporanea. Ci racconta un pò della sua esperienza?

Quando ero molto giovane ho notato che c’era un’enorme ingiustizia sociale e molto razzismo. Nonostante io fossi parte della minoranza privilegiata, ero molto sensibile alla situazione dei miei amici che abitavano nei quartieri poveri e che molte volte andavano a scuola in cattive condizioni. Sono sempre stato sensibile a questa ingiustizia e attraverso la famiglia e quello che leggevo, ho compreso aveva a che vedere con la colonizzazione e con il colonialismo. Mi ha aiutato anche il fatto di essere andato a studiare a Lisbona ed essere entrato a far parte di una associazione di studenti delle colonie, la Casa dos Estudantes do Império. Lì parlavamo molto della situazione delle nostre terre, dei nostri paesi e arrivavamo alla conclusione che quello di cui c’era bisogno era lottare per l’indipendenza. Man mano quindi che cominciarono ad apparire i primi partiti indipendentisti, io e molti altri siamo dovuti fuggire dal Portogallo. Normalmente andavamo in Francia e poi dalla Francia ci disseminavamo in altri paesi. Io sono stato mandato dal partito in Algeria per studiare e poi, dopo essermi laureato in sociologia, andare a combattere. E il cammino è andato avanti così: lotta per la liberazione e l’indipendenza, lotta contro i sudafricani, poi ho dato il mio contributo nel governo di Agostinho Neto e poi, finalmente, ho deciso che ne avevo abbastanza di tutto questo e che quello che volevo era scrivere. Quindi sono andato a insegnare all’Università e ho cominciato a scrivere in modo più professionale. Il fatto di aver lottato sin da molto presto per l’indipendenza ad ogni modo ha molto a che vedere con la letteratura perché univo le due cose, in fondo scrivendo sentivo che stavo contribuendo a creare l’amor proprio dell’angolano, l’orgoglio di essere angolano. Perché in fondo si tratta di questo: la creazione della nazione angolana.

3) Negli ultimi anni, ad esempio nel libro Predadores, del 2005 (Predadotori, 2013, Tuga Edizioni), lei ha parlato dell’Angola di oggi e dell’élite che sta governando. Avendo vissuto gli anni della liberazione, come spiega l’evoluzione e il cambiamento del governo e della società, fino alla situazione attuale?

È un discorso complicato. Noi quando lottavamo lo facevamo per l’indipendenza ma non solo per quella: l’indipendenza aveva un obiettivo, che era quello di creare una società più giusta. L’indipendenza l’abbiamo raggiunta, il che già non è male. La società più giusta invece non siamo ancora riusciti a raggiungerla. Per chi ha vissuto questa esperienza è normale essere un po’ frustrato, nonostante quel che è successo si possa comprendere… Ed io lo comprendo: c’era bisogno di creare una borghesia perché oggi, nel mondo, non c’è altro sistema, e siamo dovuti entrare nel mondo del capitalismo, aspettando che un giorno ci sia un’alternativa. In una società divisa in classi è evidente che chi ha il potere politico finisce anche per avere grandi privilegi economici, con la corruzione o senza di essa. La corruzione, forse, è solo un modo per rendere più rapido questo processo. Quindi sono più o meno conformato con questo stato di cose, nonostante il fatto che a volte io lanci delle grida, nella misura in cui permettono di lanciare delle grida. Per lo meno nei libri nessuno mi impedisce niente, posso scrivere quello che voglio e mostrare che non era proprio questo che noi volevamo, e ribadire che dobbiamo continuare a lottare per migliorare le cose. Poi, certo, resta una certa frustrazione.

4) Nei 2001 è uscito un suo poliziesco che ha avuto molta fortuna, Jaime Bunda, Agente Secreto, seguito, nel 2003, da Jaime Bunda e a Morte do Americano. Il protagonista del libro è un detective incapace, che commette errori continuamente. Com’è nata l’idea di questo personaggio?

L’idea di scrivere un libro poliziesco è vecchia, quando avevo 15 anni ho anche provato a scriverne uno. L’idea era dovuta a quello che leggevo all’epoca, e quello che vedevo al cinema: c’era molto cinema americano e molti polizieschi. Ma ho sempre avuto questa idea, che uno scrittore debba sempre tentare di fare cose differenti, non rimanere sempre fermo nello stesso stile, nella stessa tematica. E questa idea di scrivere un poliziesco ha finito per coniugarsi con l’apparizione del personaggio, che era apparso molto prima che iniziassi a scrivere il libro… Era apparso in una situazione che non aveva niente a che vedere con un poliziesco: una partita di basket. Dopo l’indipendenza, nella confusione di quel periodo, per due anni non c’era stato sport organizzato. Però ad un certo momento si decise di creare una federazione di basket e furono cercati i vecchi giocatori per formare una squadra nazionale e giocare contro un paese amico qualsiasi. Doveva essere una partita internazionale par richiamare l’attenzione e fu scelto il Congo, che è sempre stato un paese amico. Loro avevano una nazionale che giocava, mentre i nostri giocatori stavano da due o tre anni senza allenarsi e a mangiare, quindi erano tutti grassi. Io ero in tribuna, vicino alle persone che avevano formato la Federazione, l’Angola stava perdendo, come era ovvio che fosse, e c’era un signore della Federazione che continuava a dire: “Non so perché non fate giocare mio figlio, mio figlio gioca bene, è lui che può cambiare la partita!”. Quindi ho pensato: chissà che stella del basket dev’essere suo figlio… Poi, già nel secondo tempo: “Finalmente fanno entrare mio figlio!” Io ho guardato e ho detto: non è possibile! Era una cosa enorme, un po’ più alto di me ma comunque basso per un giocatore di basket, grasso, rotondo. Era lui che avrebbe cambiato il risultato, il Messi della situazione!? È entrato e non è rimasto un minuto in campo, perché gli passavano il pallone e lui non riusciva a saltare, con il sedere grande (si dice “bunda” in Angola) che aveva. È così che ho pensato al nome di Bunda, era proprio un personaggio…

5) Un giocatore di basket quindi le ha dato l’idea per il personaggio del detective?

Sì, quando ho deciso di fare il libro poliziesco ho pensato: e se il detective si chiamasse Bunda? Bunda, come Bond. E ho scelto Jaime, che non è la traduzione di James, ma è la parola più simile a James. Ed è rimasto Jaime Bunda, proprio per prendere in giro James Bond. E c’è un momento in cui il personaggio dice: “Il mio nome è Bunda, Jaime Bunda”. Quindi c’è stato un matrimonio tra due cose nate in momenti molto diversi. È molto frequente nel mio modo di scrivere, prendere una cosa da qui, un’altra da lì, che molto tempo dopo si incastrano tra loro.

6) Il libro quindi gioca a sovvertire il genere poliziesco, nato in Europa e negli Stati Uniti, c’è in questa ironia anche un atteggiamento anti-coloniale. Lei stesso ha descritto il suo personaggio come un James Bond sottosviluppato, senza tecnologia…

Sì, è totalmente incapace. Il libro va per il lato satirico, dell’humor. Gli angolani (e anche gli italiani!) hanno questa caratteristica di fare satira su se stessi e io ho giocato con questa cosa. Jaime Bunda in effetti finisce per scoprire ma non scopre quello che cercava…

7) Quali sono i prezzi dei libri nel mercato angolano?

Sono prezzi altissimi. È un problema perché chi ha soldi non perde tempo a leggere, pensa a fare altri soldi. I giovani e gli studenti invece normalmente non hanno molto denaro. I libri che vengono dal Portogallo pagano i trasporti e tutte le tasse prima di essere venduti in Angola e quelli che sono fatti là sono molto cari perché il governo invece di promuovere la lettura, diminuendo le tasse, fa il contrario: c’è un’imposta sulla carta, una sull’inchiostro, poi c’è una tassa chiamata “industriale”, che è quello che deve pagare la tipografia, poi ci sono i costi gli intermediari fino al libraio. Il governo dovrebbe non solo diminuire le tasse, ma dovrebbe dare dei sussidi perché i libri siano economici e arrivino dappertutto. Questo avvenne solo al principio, dopo l’Indipendenza: si riuscì a fare in modo che un libro fosse venduto in Angola al prezzo di una banana. L’Unione degli scrittori angolani (un’associazione di scrittori, con uno statuto indipendente, che, dotata di una relativa autonomia rispetto al controllo politico, riuniva la maggior parte degli scrittori angolani ed era anche l’editrice più importante del paese, ndr) riceveva dei forti sussidi, i libri erano la mercanzia più economica che c’era sul mercato e molta gente li comprava. Ma questo è durato fino a quando non si è tolta la parola “socialismo” dalla Costituzione. Il socialismo per tanti aspetti era rimasto lettera morta, era solo scritto nella costituzione ma nella pratica non funzionava molto bene. Per i libri invece era socialismo, di fatto. Poi è cambiato tutto, con l’ultraliberismo economico. Ora gli editori privati o gli editori portoghesi pubblicano ma a prezzi impossibili per i livelli di salario che ci sono in Angola.

8) Cosa pensa dell’avvento dei testi in formato elettronico? Potrebbe abbassare i prezzi e aumentare la fruizione del libro? Questo vale anche per un paese come l’Angola?

È vero che si abbassano un po’ i prezzi. Ma l’Angola è un mercato limitato, e l’ebook è solo per le persone che hanno accesso a internet o hanno un e-reader, è quindi per una certa classe sociale. Penso che si possa attivare un processo più democratico nel futuro, ma prima bisogna garantire alle persone l’accesso al computer, poi passare all’accesso a internet, e poi ad avere carte di credito per comprare attraverso internet. I figli dell’élite hanno tutto questo, e in più hanno delle Ferrari. Però non hanno tempo per leggere, passano il tempo con la loro Ferrari in casa. Perché con la Ferrari non possono neanche andare sulla strada, quella è una macchina che ha bisogno di una strada liscia. La Ferrari dunque arriva a Luanda, va su una piattaforma che la porta a casa, esce dalla piattaforma e rimane nel giardino di casa per fare fotografie con gli amici!- Ultima modifica Venerdì, 27 Giugno 2014

Servizio curato da Mario Onesti (Il Saggio – Anno XIX, n. 102/221- Agosto 2014, Pagg. 12-13)

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Silvestro preso a “secchiate”

ESTATE CAMPAGNESE 2014 – ‘A CHIENA

Campagna - Dall’ 11 Luglio al 17 Agosto 2014 a Campagna – in provincia di Salerno – torna l’evento più fresco dell’estate, ‘a Chiena ovvero “la piena”. Il fiume Tenza straripa dal suo letto naturale ed inonda la città attraverso un “corso” artificiale. Questa manifestazione è nata in forma spontanea con tanta improvvisazione. Di origine antica ed imprecisata, questo evento folkloristico, forse unico al mondo, si ripete ogni anno durante il ferragosto campagnese. Originariamente questo eccezionale avvenimento era necessario per l’igiene delle strade e delle botteghe, chi dice per ripulire la città dalla peste del ‘600, chi semplicemente per ripulire il corso principale dagli escrementi degli animali da soma durante il periodo estivo, quando le piogge scarseggiavano.

Per trovare dei precedenti, bisogna tornare indietro nel tempo, quando nella settima fatica, Ercole deviò il corso del fiume Alfeo per pulire le stalle del re Augia. Fino a qualche secolo fa, a Roma avveniva l’allagamento di piazza Navona con il fiume Tevere. A Torino, nel 1700, un leggero flusso del fiume Po veniva incanalato, per la pulizia, nelle strade più importanti della città. A Campagna, tuttora, si realizza questo progetto di “ingegneria idraulica”. Migliaia di turisti, ogni anno, scoprono “ ‘a Chiena” tra il mito ed il fantastico, la leggenda e l’attualità.

   Anche quest’anno il PROGRAMMA è ricco e sono tantissimi gli appuntamenti a cui partecipare. C’è la “secchiata”: ogni sabato pomeriggio in tenuta da spiaggia e forniti di secchio si scende in strada per lanciarsi reciproche secchiate d’acqua, per combattere la calura estiva e per fare un bagno ristoratore, sempre nel rispetto del prossimo e seguendo i semplici principi del nostro Vademecum.

   C’è la “passeggiata”: la domenica mattina tutti in strada con i piedi in acqua senza paura di essere bagnati, magari sorseggiando un drink davanti ai tanti locali che si affacciano lungo il corso principale della città. Famiglie, bambini, ragazzi e anziani, si ritrovano a passeggiare con l’acqua alle caviglie in un clima disteso e festoso tipico dei giorni di festa prima dell’ora di pranzo.

   C’è, infine, la “chiena di mezzanotte”: il 16 e il 17 agosto a mezzanotte in punto, tra migliaia di turisti, viene “allagata” la città per quella che è l’ultima “chiena” dell’anno. Tra spettacoli musicali, videoproiezioni e l’insolito scenario notturno, si crea un ambiente suggestivo e quasi surreale che porta l’evento a raggiungere il culmine del suo fascino, regalando ai presenti emozioni irripetibili.
Molte le novità dell’edizione 2014 a cominciare dalla “CHIENA Green”, venerdì 11 luglio, in concomitanza con l’inizio di SUDstenibile, il festival del cinema e dell’ambiente. Festival dal respiro europeo che giustamente trova una vetrina naturale nella CHIENA, dato che, tra le altre cose, è anche un evento totalmente ecosostenibile, non produce rifiuti e consente di pulire le strade e i portoni, rinfrescando la Città, senza sprecare inutilmente altra acqua o energia.Per evidenziare l’aspetto “GREEN” è stata ideata anche una campagna di comunicazione a “impatto zero”.

   Altra novità, ma sarebbe meglio dire ritorno, è la Guerra dei Colori, domenica 3 agosto, ossia la “guerra a colpi di spugne colorate” inzuppate d’acqua lungo le rive del fiume Tenza. Per il secondo anno c’è anche la Chiena SUMMER CUP, domenica 10 agosto, evento di carattere sportivo.

   Infine, la vere novità di quest’anno sono i servizi offerti ai turisti che affolleranno la città nelle varie date: dal CHIENA BUS al servizio SPOGLIATOIO/GUARDAROBA fino alla riconferma del servizio NAVETTE nei due appuntamenti finali della CHIENA di MEZZANOTTE.

   SERVIZI: CHIENA BUS – Da Sabato 12 Luglio a Domenica 10 Agosto da Salerno (Stazione FF.SS.) e Paestum (area alberghiera), solo su prenotazione. (Autolinee LAS – Tel. 0828 46898) – Costo: 7€ a persona A/R

SPOGLIATOIO e GUARDAROBA: Da Sabato 12 Luglio a Domenica 10 Agosto presso BAR PINO (P.zza G.C.Capaccio) e TOOP BAR (corso Umberto I°, 1) e BAR IRIS (corso Umberto I, 82) – Costo: Gratuito

NAVETTA BUS: Sabato 16 e Domenica 17 Agosto – ore 18:00/3:00 NO-STOP da località Quadrivio di Campagna (P.zza L.Riviello), per raggiungere il Centro Storico – costo: 2€ a persona A/R

   Programma 2014: GIUGNO, Domenica 29 ore 12:00 – ‘a Chiena “preview”; LUGLIO: Venerdì 11 ore 12:00 – Chiena Green; Sabato 12 ore 15:00 – ‘a Secchiata; Domenica 13 ore 12:00 – Passeggiata; Sabato 19 ore 15:00 – ‘a Secchiata; Domenica 20 ore 12:00 – Passeggiata; Sabato 26 ore 15:00 – ‘a Secchiata; Domenica 27 ore 12:00 – Passeggiata; Domenica 27 ore 15:00 – Chiena Oro; AGOSTO: Sabato 2 ore 15:00 – ‘a Secchiata; Domenica 3 ore 12:00 – Passeggiata; Domenica 3 ore 15:00 – Guerra dei Colori; Sabato 9 ore 15:00 – ‘a Secchiata; Domenica 10 ore 12:00 – Passeggiata; Domenica 10 ore 15:00 – Chiena “Summer Cup”- Sabato 16 ore 24:00 – ‘A Chiena di Mezzanotte; Domenica 17 ore 24:00 – ‘A Chiena di Mezzanotte – N.B. La durata di ogni evento è di 60 minuti.

Mario Onesti (Il Saggio – Anno XIX, n. 221- Agosto 2014, Pag. 32)

 

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N.B. – In segno di RISPETTO per il grave lutto che ha colpito la Famiglia IANNECE per la prematura scomparsa del giovanissimo Michele, gli organizzatori della Seconda Edizione della “Festa della Pizza” hanno spostato l’evento da “Piazza Padre Pio” nello Spazio antistante la Banca Carime … (M.O.).

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In migliaia per l’ultimo saluto a Michele 

La bara bianca accompagnata da interminabili applausi – Di Vitina Maioriello (“La Città” di Salerno)

Campagna 21 Agosto 2014 – Sembrava essere un fiume di persone in piena quello che si è visto oggi mattina in località Quadrivio di Campagna, davanti la chiesa di San Giuseppe e San Michele Arcangelo. Tante persone, tanti giovani, anche bambini, hanno voluto unirsi in gran silenzio e preghiera per dare l’ultimo abbraccio ad un loro amico fraterno, compagno, Michele Iannece, scomparso prematuramente, a soli 15 anni, a causa di una folgorazione elettrica.

Tutti riuniti di prima mattina davanti l’abitazione del giovane campagnese in attesa di accompagnare il corteo funebre alla vicina chiesa. Persone provenienti anche da comuni limitrofi sono giunte a Campagna per stare vicino alla famiglia Iannece, nota e stimata sia nel luogo di residenza che nei comuni vicini. Per l’occasione, per permettere lo svolgimento dei funerali nel massimo rispetto e lontano dal caos, la strada statale è stata chiusa per un tratto alla circolazione anche perché il manto stradale era completamente occupato dai pedoni.

La bara bianca, preceduta da fiori dello stesso colore, è stata accompagnata dai presenti con applausi che sembravano non finire mai tanto da sentire l’ultimo battito di mani quando Michele ha fatto il suo ingresso in chiesa.

Quindicenne folgorato nel giardino di casa, aperta l’inchiesta

   Il ragazzo ucciso da una scarica elettrica mentre lavava il suo zaino in cortile. Accertata la presenza di fili elettrici scoperti nel pozzetto del cancello automatico

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La Memoria … della Tragedia del 17 Settembre 1943 a Campagna (Sa) – La Targa coi Nomi di tutte le Vittime che sarà apposta il prossimo 17 Settembre

Simulazione TARGA VITTIME, che sarà apposta il 17 Settembre 2013

70 Anniversario Tragedia 17 Settembre 1943

Comune di Campagna - L’Amministrazione, in collaborazione con l’Associazione “Giordano Bruno”, L’Istituto Campano della Resistenza, Il Museo della Memoria e della Pace, con l’adesione della Pro Loco  e del Comitato “Giovanni Palatucci”, Organizzano il “70° Anniversario della Missione Avalanche, Liberazione del campo degli internati e l’eccidio di Campagna”. Programma …

Campagna si appresta a ricordare  i morti del 17 Settembre 1043

La tragedia e l’Elenco dei morti del 17 Settembre 1943 a Campagna, Piazza Cantalupo

A – 17 Settembre 1943 – 2009: Sessantasei Anni dopo

(Articolo del Settembre 2003 e  Servizio postato su questo Blog il 9.2.07 ed il 9.9.07)

   In questo Settembre cade il “sessantaseiesimo” dal tragico 17 Settembre 1943. Ricordo quanto mi raccontava mia madre Titina (Concetta Di Giuseppe, coniugata con Antonio Onesti, mio padre), poco più che ventenne allora. Abitava proprio di fronte alla Chiesa dell’Annunziata, nella casa paterna, e non era molto lontana dal Comune, quando furono sganciate le bombe, i cui effetti si notavano pure sulle sue gambe, perché delle schegge la ferirono in più parti.

    Quella mattina, sul tardi, davanti al Palazzo di Città si consumò una tragedia immane. La guerra, sempre e comunque, è qualcosa di tremendo, perciò è importante saper leggere ciò che accade e perché accade. Per Primo Levi “chi non ha compreso la storia, è costretto a ripeterla” e già da un poeta greco del VI secolo a.c., Anacreonte, ci veniva il più grande degli insegnamenti possibili per dire NO all’orrore: “E amò le armi che grondano pianto” (Il Bellicista). Per Montaigne “il distruggerci e lo scannarci tra noi, è testimonianza della nostra debolezza e della nostra imperfezione; un’imperfezione che i ragazzi riescono a vedere e noi no”. E non vogliamo far vedere loro le atrocità della guerra, perché temiamo che rimangano scossi, perché non vogliamo farci vedere, da loro, per quello che in realtà siamo e di quali orrende atrocità siamo capaci!. L’uomo, è proprio vero, tra gli animali è la peggiore delle bestie!. Si costruisca, allora, un mondo che “disobbedisca all’orrore” ed “obbedisca all’amore”, si costruisca un mondo dove gli adulti sappiano appianare i “dissensi” senza ricorrere alle “violenze”.

   Si era a meno di dieci giorni dall’Armistizio, l’Italia era in mano all’invasore tedesco. Al Centro-Nord si organizzava la “Resistenza”, al Sud, invece, le Truppe Alleate avanzavano per liberarlo. In quei giorni i bombardamenti colpirono anche le nostre zone. Sedici Comuni furono coinvolti (Acerno, Albanella, Altavilla S., Battipaglia, Campagna, Capaccio, Castelcivita, Controne, Contursi, Eboli, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, Pontecagnano, Roccadaspide) nella “tragedia delle popolazioni della Valle del Sele e dintorni”, come ha scritto Paolo Tesauro Olivieri nel suo Libro “Settembre 1943? (Studio P/Edizioni – Luglio 1979). Le guerre moderne non conoscono “solo vittime sui campi di battaglia”, ma anche quelle, che, “in paesi e città”, si contano “tra inermi popolazioni civili”. Tesauro Olivieri per farci conoscere “i danni di guerra ed i nomi dei morti civili”, per “raccoglierli in un volume, consegnarli al ricordo imperituro dei posteri e scolpirli sul marmo”, ha vagato a lungo per “paesi e contrade”. Gli storici, nel senso più ampio, ci hanno consegnato “un quadro chiaro” di quella parte della guerra che va sotto il nome di “battaglia di Salerno”.

   Oltre ai “civili”, tanti, anche in Italia, in quegli anni immolarono la propria vita “per la comunità nazionale”. Non ci sono, perciò, morti di serie A e di serie B, essi sono tutti uguali e meritano, per umana pietà, identico rispetto. Un “distinguo”, però, va fatto fra chi morì per “ridare al paese dignità, libertà e democrazia” e fra chi, pur credendo di essere nel giusto, “morì per opposti motivi”. Caduto il Fascismo (che, nel “ventennio”, cancellò le libertà democratiche, si alleò con l’invasore nazista, lasciandosi trascinare nella folle avventura della guerra, ed emanò, nel 1938, le vergognose “leggi razziali”), il 25 Luglio del 1943, e formato il nuovo governo, sotto la direzione del Maresciallo Pietro Badoglio, le truppe tedesche intensificarono la loro opera di “fortificazione” in tutto il paese. Il Terzo Reich aveva in Italia 18 Divisioni: Rommel comandava quelle del Settentrione, Kesserling quelle del “Gruppo Sud”. La Divisione “Panzer”, la Sedicesima, già impegnata a Stalingrado, copriva il “terreno tra Eboli e Battipaglia”.

   Gli Alleati sbarcano in Sicilia e a Cassibile, 3 Settembre, firmano con il Governo Italiano “le clausole di armistizio”. L’Alto Comando Alleato è informato che i nuovi governanti sono in pericolo e “corre voce” che, da un momento all’altro”, i tedeschi prenderanno in pugno l’intera situazione. Allora stringe i tempi e firma con l’Italia l’Armistizio l’8 Settembre. Molti si illusero che la guerra era finalmente finita. Si chiudeva, invece, “solo una delle più tristi vicende della nostra storia” e “se ne apriva un’altra, scritta non solo col sangue, ma anche con le lacrime delle popolazioni inermi”.

   Lo “sbarco” di Salerno (9 Settembre) aveva “lo scopo di mantenere l’occupazione di un porto più a nord possibile in Italia”, dalla cui “salda base”, poi, “mantenere grosse forze sul continente” (“Operazione Avelanche”, questo era il “nome convenzionale” – Il X Corpo Inglese ed il VI americano formavano la Quinta Armata, posta agli ordini del generale March Clark). Il porto prescelto era Napoli, ma, “visto che era troppo difeso, vennero studiate le rive di sbarco più vicine possibile e quelle di Salerno risultavano le più adatte”. La Pianura di Pesto e le colline circostanti erano contese da Tedeschi ed Anglo-Americani. Alla sospensione delle ostilità, da parte dell’Italia, si unì lo “sbarco degli Alleati”, nella notte tra l’Otto ed il Nove Settembre, sulle spiagge del Golfo di Salerno. Tutte “minate” dai tedeschi, vi fu una carneficina di soldati “alleati”. Il Cimitero “inglese” di Pontecagnano lo testimonia in modo eloquente. Questi, comunque, costruirono una “testa di ponte” ed avanzarono “verso l’interno” (Albanella, Altavilla, Roccadaspide ed Agropoli). La popolazione civile della Valle del Sele e dintorni conosce una tragedia oltremisura. I morti si contano a decine e decine, se non a centinaia, ad Acerno, Altavilla, Battipaglia, Eboli, Montecorvino Pugliano, Olevano, Pontecagnano, Roccadaspide, Serre, Campagna ed in tanti comuni ancora. Ingenti sono gli stessi danni di guerra.

   A Campagna, località “senza vie d’uscita”, fino al mattino del 17 Settembre 1943 “solo qualche aereo aveva lanciato degli spezzoni, che erano caduti qua e là senza rilevanti danni”. Per la sua singolare ubicazione, prima dell’Otto settembre, “nessuno immaginava che avrebbe potuto subire danni così ingenti e piangere un numero di morti così elevato e per giunta proprio quando la lotta nella Piana del Sele si poteva considerare virtualmente terminata”.

   Un assembramento consistente di persone, quel giorno, attendeva in Piazza Mercato il turno per ritirare, con la Tessera Annonaria, la razione di pane e pasta. Davanti al Portone del Comune sostava un autoblindo tedesco. Una fila “abbastanza lunga, per determinare quella grande ecatombe”, che “nessuna penna umana ha finora descritto nei suoi tragici particolari”!. Tra morti e feriti, giacevano a terra oltre trecento persone, tra cui diversi “sfollati”, di “Eboli e di altri luoghi”, che consideravano Campagna “sicura per la sua ubicazione” e, quindi, “adatta per lo sfollamento”.

   Sul luogo (ex Largo Cantalupo, oggi “Largo della Memoria”), Lato dx del Portone principale del Municipio, si trova una Lapide-Ricordo, ivi collocata il 17 Settembre 1965, con versi struggenti del grande Salvatore Quasimodo: “Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue,/salite dalla terra…”. Subito sotto la Motivazione che volle apporre, a futura memoria, l’Amministrazione di allora, guidata dall’allora Sindaco socialista avvocato Antonino D’Ambrosio: “Il 17 Settembre 1943 uomini di ogni età e di ogni luogo/qui chiamate dal bisogno dell’umana assistenza/rimasero vittime di poche bombe scese dal cielo./Questa Lapide ne eterni la memoria”.

   Una testimonianza per il tragico, drammatico fatto accaduto. Poco più di un Verso (il quart’ultimo e metà del terz’ultimo) di “Uomo del mio tempo”. Versi straordinariamente intensi e significativi di Salvatore Quasimodo, uno dei più grandi poeti del Novecento. Ancora sconvolto dagli orrori cui ha assistito, il poeta di Modica lancia un appello, affinché un futuro di pace, di umana fratellanza possa prospettarsi alle giovani generazioni. L’uomo di oggi – egli dice – nella sua antica abitudine all’odio, alla violenza è ancora quello dell’epoca della pietra e della fionda. Anzi, gli strumenti di morte di cui oggi si avvale, grazie ai progressi della scienza e della tecnica, sono molto più efficaci. L’uomo di oggi uccide ancora, come sempre; il suo cuore è rimasto duro e feroce come quello di Caino quando uccise il fratello Abele. Ma se i figli, cioè i giovani d’oggi, riusciranno a dimenticare il sangue fatto scorrere dai loro padri, a cancellare l’odio verso i propri fratelli lasciato loro in eredità, rinasceranno tempi nuovi, di serenità e di pace.

    Documenti ufficiali presso il Municipio non ne esistono. Solo presso l’Ufficio Sanitario del Comune si trovava un Elenco, in diversi punti lacunoso (e perciò non poteva avere “valore di atto ufficiale”), messo a disposizione di Tesauro Olivieri dal Vigile Sanitario Gerardo Cacciottolo.

    Esso fu compilato molti mesi dopo presso la Pretura di Eboli, con Atto Notorio del 26 Aprile 1944, per attestare che “il 17-9-43, a seguito di incursione aerea, erano morte molte persone”. C’era un Elenco di 135 persone, ma c’erano pure “altre vittime, circa una quarantina ancora, e poi tanti feriti”.

   Anche l’acqua e la luce vennero a mancare e, dopo la fine delle ostilità, popolazione ed autorità dovettero lavorare tantissimo per rimettere tutto a posto. Spesso “il dopo è peggiore della guerra stessa!”. Basta guardare all’ultimo terremoto. Tantissimi, inoltre, furono i “danni di guerra” (sei fabbricati andarono distrutti ed oltre 400 subirono danni rilevanti; di essi 53 furono ripristinati con l’Assistenza UNRRA CASA e 350 con Pratiche Normali presso il Genio Civile). Un congruo numero di istanze furono inoltrate all’Intendenza di Finanza per il risarcimento dei “beni perduti in casa”. Un iter comunque lungo e laborioso. Fino a qualche anno fa, scriveva Olivieri nel 1979, rimanevano da definire ed evadere ancora diverse pratiche. Ricordo quando, ragazzino, con i coetanei giocavo “alla guerra”, e a tant’altri “giochi” di allora (a tal proposito, sui “giochi di ieri e i giochi di oggi” , rinvio  ad un mio lungo servizio, dal titolo “Giochi di Antonio Petti e la memoria”, postato su questo Blog lo scorso 25 Gennaio 2007), sulla “casa carut arret’ addo ‘e monach” (parte anteriore dell’attuale Sede Centrale dell’Istituto Magistrale “Teresa Confalonieri”).

   Fu “carneficina orrenda”. Un centinaio di corpi “vennero proiettati all’intorno, dilaniati, e rimasero per più giorni senza sepoltura”. Il caldo particolarmente intenso diede “molto più pensiero ai superstiti”, perché le salme “cominciavano a disfarsi” ed imminente era l’insorgere di un’epidemia. Uno dei presenti all’accaduto, il dottore Carlo Mirra (persona di vasta cultura, scrittore e già ufficiale sanitario per lunghi anni, ci ha lasciati, purtroppo, lo scorso dicembre 2008…anch’egli abitava di fronte al Comune ed era amico di mia madre e dei miei zii…suoi coetanei d’allora), ci ha riferito, in questi giorni, di un carro zeppo di cadaveri, che improvvisamente prese a correre lungo la discesa alberata, per andare a fermarsi, a forte velocità, nei locali dell’ex edicola Cubicciotti (Viruzza Fontana). I corpi inanimati, rimossi, dalle macerie, dalla spontanea pietà di “confinati” ebrei, prigionieri politici e persone animate da spirito di solidarietà umana, ad incominciare dal mai dimenticato Vescovo Giuseppe Maria Palatucci e dagli ebrei, che erano internati nei campi di raccolta di Campagna…, furono accatastati, sia sul posto, sia a Largo Sant’Antonio, nei pressi del Monumento ai Caduti della Grande Guerra, e, con un fazzoletto sulla bocca, in sostituzione delle maschere, procedettero alla cremazione. A questi benefattori, soprattutto a quelli “senza nome” è andata la gratitudine delle famiglie delle vittime delle cittadine di Campagna, Eboli e Battipaglia. Pure da noi, da queste modeste pagine, “una particolare segnalazione a memoria dei posteri”.

Mario Onesti (“Il Saggio” – Settembre 2003, n. 90, pagg. 34-35)

 

 B – SECONDA GUERRA MONDIALE: LE VITTIME CIVILI DEL BOMBARDAMENTO

CAMPAGNA 17 SETTEMBRE 1943

“Perché non sia stata una morte inutile, il Comune di Campagna a ricordo perenne: 1943 – 2003

Campagna 17 Settembre 1943- 2012 – Dopo Sessantanove anni è stato allestito il “Memoriale del Bombardamento del 17.09.1943”

   In questo Settembre siamo arrivati al sessantanovesimo anno dal tragico 17 Settembre 1943. Quella mattina, sul tardi, davanti al Palazzo di Città si consumò una tragedia immane. Si era a meno di dieci giorni dall’Armistizio, l’Italia era in mano all’invasore tedesco. Al Centro-Nord si organizzava la “Resistenza”, al Sud, invece, le Truppe Alleate avanzavano per liberarlo. In quei giorni i bombardamenti colpirono anche le nostre zone. Quindici Comuni furono coinvolti (Acerno, Albanella, Altavilla, Battipaglia, Campagna, Capaccio, Castelcivita, Controne, Contursi, Eboli, Montecorvino P. ed R., Olevano sul T., Pontecagnano, Roccadaspide) nella “tragedia delle popolazioni della Valle del Sele e dintorni”, come ha scritto Paolo Tesauro Olivieri nel suo Libro “Settembre 1943” (Studio P/Edizioni – Luglio 1979). La popolazione civile della Valle del Sele e dintorni conosce una tragedia oltremisura: i morti si contano a decine e decine, se non a centinaia, ingenti sono gli stessi danni di guerra.

   A Campagna, località “senza vie d’uscita”, fino al mattino del 17 Settembre 1943 “solo qualche aereo aveva lanciato degli ordigni, che erano caduti qua e là senza rilevanti danni”. Per la sua singolare ubicazione, prima dell’Otto Settembre, “nessuno immaginava che la cittadina avrebbe potuto subire danni così ingenti e piangere un numero di morti così elevato e per giunta proprio quando la lotta nella Piana del Sele si poteva considerare virtualmente terminata”. Ma, purtroppo non andò così. Un assembramento consistente di persone, quel giorno, attendeva in Largo Cantalupo, oggi Largo della Memoria, il turno per ritirare, con la Tessera Annonaria, la razione di farina e pasta. Aerei “anglo-amaricani”, forse perché attirati dalla presenza di automezzi militari tedeschi nei pressi del municipio, sganciarono  delle bombe sulla  folla lì radunata, causando la morte di oltre 177 civili. Una fila “abbastanza lunga, per determinare quella grande ecatombe”, che “nessuna penna umana ha finora descritto nei suoi tragici particolari”!. Tra morti e feriti, giacevano a terra oltre trecento persone, tra cui diversi “sfollati”, di “Eboli e di altri luoghi”, che consideravano Campagna “sicura per la sua ubicazione” e, quindi, “adatta per lo sfollamento”.

   L’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Buiagio Luongo, a distanza di 69 anni, proprio il 18 Settembre 2012, ha voluto allestire in Largo della Memoria il “Memoriale del Bombardamento del 17.09.1943”, nell’ambito delle attività programmate con il  Museo-Itinerario della Memoria e della Pace – Centro Studi “Giovanni Palatucci” ed in ricordo di quei tragici eventi. L’evento si è articolato in due precisi momenti, un Consiglio Comunale sul Palazzo di Città, alle ore 10.00, con Visita Istituzionale  di S.E. il Prefetto di Salerno dott.essa Gerarda Maria Pantalone, ed una Cerimonia di Inaugurazione del Monumento, alle ore 11.00, in Largo della Memoria, con benedizione del parroco di Zappino don Carlo Magna. Molti i sindaci presenti, provenienti per lo più dai Comuni di residenza delle vittime di 69 anni orsono, consiglieri ed amministratori, dei rappresentanti dei partiti politici, qualche classe della vicina scuola media del centro storico, presidenti di associazioni (Combattenti e Reduci, ex Carabinieri, Comitato Giovanni Palatucci…). Presenti, altresì, il Presidente del Consiglio Provinciale di Salerno, dottor Fernando Zara, ed il neo eletto Consigliere Provinciale, Gerado Rago, già sindaco di Campagna nelle Legislature 1993-95 e 1995-98, ed un numero ragguardevole di cittadini. Inoltre, c’erano Forze dell’ordine (Comandi locali dei Carabinieri e dei Vigili Urbani, una Rappresentaza dell’Esercito di Persano, un generale dell’Aeronautica…). Insomma, una giornata particolare per Campagna.

   Vogliamo qui ricordare che in occasione del 60° anniversario l’amministrazione da poco insediata rese noto un elenco di 177 vittime di quel Settembre 1943 (postato più volte sia per questa singolare occasione, oltre che in passato, su: monesti.blog.tiscali.it). Documenti ufficiali presso il Municipio non ne esistono. Solo presso l’Ufficio Sanitario del Comune si trovava un Elenco, in diversi punti lacunoso (e perciò non poteva avere “valore di atto ufficiale”), messo a disposizione di Tesauro Olivieri dal Vigile Sanitario Gerardo Cacciottolo. Esso fu compilato molti mesi dopo presso la Pretura di Eboli, con Atto Notorio del 26 Aprile 1944, per attestare che “il 17-9-43, a seguito di incursione aerea, erano morte molte persone”. C’era un Elenco di 135 persone, ma c’erano pure “altre vittime, circa una quarantina ancora, e poi tanti feriti”.

   Fu “carneficina orrenda”. Un centinaio di corpi “vennero proiettati nei dintorni, dilaniati, e rimasero per più giorni senza sepoltura”. Il caldo particolarmente intenso diede “molto più pensiero ai superstiti”, perché le salme “cominciavano a disfarsi” ed imminente era l’insorgere di un’epidemia. I corpi inanimati rimossi, dalle macerie, dalla spontanea pietà di “confinati” ebrei, prigionieri politici e persone animate da spirito di solidarietà umana, ad incominciare dal mai dimenticato Vescovo Giuseppe Maria Palatucci, furono accatastati, sia sul posto, sia a Largo Sant’Antonio, e, con un fazzoletto sulla bocca, in sostituzione delle maschere, procedettero alla cremazione. A questi benefattori, soprattutto a quelli “senza nome” è andata la gratitudine delle famiglie delle vittime delle cittadine di Campagna, Eboli, Battipaglia…

   Una lapide-ricordo è stata posta sul monumento, la stessa che prima di questi lavori si trovava sul lato dx del Portone del Municipio e che fu ivi collocata il 17 Settembre 1965 dall’amministrazione pro-tempore, guidata dal Sindaco socialista Antonino D’Ambrosio. Riporta struggenti versi del grande poeta Salvatore Quasimodo: “Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue,/salite dalla terra…”, con questa significativa Motivazione: “Il 17 Settembre 1943 uomini di ogni età e di ogni luogo/qui chiamate dal bisogno dell’umana assistenza/rimasero vittime di poche bombe scese dal cielo./Questa Lapide ne eterni la memoria”.

   Il monumento a memoria delle vittime del bombardamento del 17 Settembre 1943,“rappresenta un altro elemento importante” dell’Itinerario della memoria e della pace, che ha come punto di partenza Largo Sant’Antonio, all’ingresso del paese, e si conclude a San Bartolomeo con la presenza del Museo intitolato a “Giovanni Palatucci” il Questore di Fiume. L’intervento è stato collocato nello slargo antistante la casa comunale che si è venuto a creare dopo la demolizione dell’ex pescheria. Il progetto, elaborato dagli architetti Andrea D’Alessandro e Marcello Naimoli, con la preziosa collaborazione dell’architetto Mira Norma, ha riguardato sia la realizzazione di un monumento a memoria delle vittime che la sistemazione dell’area circostante. L’opera, realizzata in pietra bianca Apricena e in pietra grigia del Cilento, “simboleggia l’aereo che ha portato alla morte centinaia di persone e che come tutte le guerre è privo della ragione, cioè della testa”. Dal suolo emerge soltanto il corpo, cioè l’effimero contenitore degli strumenti di morte e di distruzione, dal quale si propaga una luce rossa, simbolo della tragedia, che illumina la lapide, icona della memoria”.

Mario Onesti (Mensile “IL SAGGIO” – Anno XVII, n.  199 – Ottobre 2012, pag. 34)

 

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Tantissimi amici e conoscenti mi hanno fatto gli Auguri, OGGI 21 Agosto, per il mio 64° Compleanno o via Mail o Telefonicamente o su F.B., li ringrazio tutti con stima ed affetto. Una lista lunghissima ed interminabile chiusa da Mina Vitale, da Fioresta Busillo e da Giuseppe Magliano ...

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ESTEMPORANEA  8  AGOSTO  2014 – SERRADARCE DI CAMPAGNA SA

Premiazione 13 agosto 2014

VINCITORI PREMI ARTISTI

Primo premio

Antonio Loffredo Volla (NA)

Motivazione: la ricchezza di particolari e la visione verista del paesaggio identificano in modo chiaro ed inequivocabile la vera anima di Serradarce.

Secondo Premio

Salvatore Damiano – Altavilla Silentina (SA)

Motivazione: i particolari puntuali in primo piano e la visione prospettica fino al mare restituiscono il panorama, l’atmosfera e i colori del paesaggio tipico di Serradarce.

Terzo Premio

Francesco Autuori  - Vietri sul Mare (SA)

Motivazione: l’atmosfera religiosa riportata nel particolare della facciata della chiesa di Santa Maria del buon Consiglio coinvolge l’intero cntesto antistante ad essa, restituendo uno dei luoghi di culto della Comunità cristiana di Serradarce

Premio Giuria Popolare

Damiano Lucioli – Serradarce di Camapagna (SA)

Motivazione: visionario del luogo natio con la sovrapposizione di piani, ci restituisce un racconto vivace di Serradarce, simboleggiando l’atmosfera con le sonorità raccontate attraverso l’icone e il segno del suonatore Jazz.

ELENCO PITTORI che hanno partecipato all’ESTEMPORANEA 2014 di SERRADARCE

ARTISTI

1)Damiano Lucioli

2)Vincenzo Baldi

3)Salvatore Damiano

4)Antonino Izzo

5)Fernanda Boccoliero

6) Vincenzo Ricciardi

7) Ettore Ventre

8) Gerardo Boccia

9)Francesco Autuori

10)Domenico Terenziano
11)Antonio Loffredo

12)Babanova Temenuga

13)Angelo Iuliano

14)Antonio Suriano

15)Gianfranco Gargivolo

La Commissione Artistica

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N.B. – Foto inserite in “Ritardo” perchè sono stato assente da Campagna dal 29 Giugno al 20 Agosto

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