Foto di Mario Onesti . Manifesto "fucanoli 2000"

Elaborazione grafica di Gelsomino D’Ambrosio

È morto Gelsomino D’Ambrosio, il poeta dell’Immagine

   Juan Caramuel, suo modello, gli ha trasmesso l’amore per i Segni

   Ero rientrato da Cosenza, con mia moglie Tiziana, lunedì sera 6 novembre, sul tardi, ed ho saputo della morte di Gelsomino D’Ambrosio al ritorno da scuola il giorno dopo, pressappoco nelle ore in cui si esguivano le esequie solenni a Salerno, nel Duomo, città dove viveva con l’amata moglie Margherita Onorato e le sue splendide figlie Rosaria e Federica e dove, dal 7 Novembre, riposano ormai per sempre le sue spoglie. Già sapevo, purtroppo, del male incurabile che lo affliggeva negli ultimi mesi.

   Era nato a Campagna il 16 Agosto del 1948. Dopo gli studi di Scenografia con Franco Mancini all’Accademia di Belle Arti di Napoli, aveva avviato le sue prime esperienze di lavoro a Londra, Roma, Amsterdam, Zurigo, Parigi e Colonia. Juan Caramuel, il dotto matematico e politico, probabilista ed architetto, già Vescovo di Campagna per tre lunghi lustri, dal 1657 al 1672, “è il personaggio chiave che può farci da guida”, per dirla con Rino Mele, “per ricordare la pungente figura” di Gelsomino D’Ambrosio.   

   È stato il suo modello, gli ha trasmesso l’amore per i segni. Quest’anno il “Giffoni Film Festival” porterà il suo nome, una stanza all’interno della Cittadella del Cinema sarà dedicata a lui. Ha scritto Erminia Pellecchia su “Il Mattino”nel giorno dei funerali: “La morte è un segno e lui, che del segno è stato il maestro, l’ha sempre avvertita come una presenza vicina, come una compagna di strada, malgrado avesse appena 58 anni”. Se ne è andato ancora giovane, lasciando un vuoto profondo nella sua famiglia, nella sorella Wilma, tra gli amici, tantissimi, nelle istituzioni nel mondo della cultura cittadina salernitana e non solo. Rino Mele, l’anmico di sempre, ha scritto di lui: “Gelsomino D’Ambrosio s’è nascosto tra i segni delle sue matite, quelle linee fitte come pioggia, precise come le avesse tirate un arcangelo, ripetute mille volte, perché riuscissero compiute nella loro stupefatta perfezione. S’è nascosto con i suoi occhi ormai fermi, in quella foresta di rami da cui s’affaccia improvvisa un’immensa luna. Dal 6 novembre possianmo cercarlo dappertutto e non riusciremo mai più ad incontrarlo, è entrato nella dimensione alla quale la nostra realtà s’oppone e che pure coincide in parte con i nostri sogni, la nostalgia che di notte ci assale e teniamo a freno col dolce teatro d’ombre, dal quale sorge nostra madre troppe volte morta nel nostro disperato pianto”.

   La madre di Gelsomino “aveva un nome dolce e musicale, Rosaria, e ora se l’è venuto a prendere per mano sulla riva senza alberi del più freddo dei fiumi, ha ripreso a cantargli, appena appena, una ninnananna per farlo, questa volta, per sempre addormentare”.

   Gelsomino D’Ambrosio era uno scenografo di grande fama. È stato uno dei fondatori, con Rino Mele, del “Teatro Gruppo di Salerno”. Ha partecipato, sempre con Mele, ad importanti manifestazionipresso la Biennale di Venezia e “La Scala” di Milano. È stato, inoltre, tra responsabili dello Studio “Segni Associati” ed era Direttore e fondatore di “Grafica”. Ha fatto parte del Consiglio direttivo AIAP (Associazione Italiana Progettazione della Comunicazione Visiva) ed era iscritto all’Albo BEDA (Bureau of European Designers Associations). Con Pino Grimaldi nel 1973 fonda lo studio “Segno”, che nel 1984, con Giovanni Vietri, diventa “Segno Associati”. In oltre un ventennio di lavoro D’Ambrosio e Grimaldi, con un’attività pratica e di riflessione teorica, nella quale confluiscono in maniera organica gli apporti di entrambi, hanno prodotto migliaia di immagini, dalla progettazione di “corporate immage” fino ai più complessi e avanzati sistemi grafici per imprese nazionali ed internazionali, enti pubblici, istituzioni di ricerca, istituti di credito. Nel 1980 hanno fondato le Edizioni “10/17” e nel 1985 “Grafica”, rivista di teoria e metodologia. Le loro opere sono esposte in numerose Mostre (Bari, Bologna, Cattolica, Firenze, Gerusalemme, Londra, Milano, Mosca, Napoli, Nizza, Roma, Tel Aviv, Torino, Varsavia…). Nell’ambito della didattica hanno svolto un’intensa attività: Progettazione Grafica nell’ISA “Filiberto Menna”; Progettazione Sperimentale di Ricerca nell’ISIA (Istituto supoeriore per le Industrie Artistiche) di Urbino; Disegno Industriale nel Corso di Laurea di scienze della comunicazione dell’Università di Salerno. Ha partecipato come relatore a numerosi convegni ed ha tenuto seminari in diverse università e istituzioni italiane e straniere.

   Figura di fama nazionale ed internazionale, con Campagna non aveva mai rotto i ponti e ci tornava tantissimo con la sua famiglia da quei cugini-fratelli Vito e Bruno D’agostino. Anche a Campagna, infatti, era ormai una vera e propria icona culturale. Da lui e dal suo Studio “Segno Associati” ormai più nessuno, da molti anni, prescindeva. Qualsiasi lavoro di una certa qualità veniva commissionato al suo Studio di Salerno: manifesti artistici su Chiena e Fucanoli, Tessere dell’associazione “Giordano bruono” o della Pro-Loco e tant’altro ancora. Reperti, oserei quasi dire, da vera collezione.

   Conoscevo personalmente Gelsomino, e sua moglie, e non solo per motivi culturali, ma anche e perché ci legava una parentela indiretta. Sua madre Rosaria era la sorella del marito, Liberato D’Agostino, di zia Maria Onesti, sorella di mio padre Antonio. Ci stimavamo e diverse erano state anche le mie collaborazioni, fotografiche in particolar modo, ai suoi eccezionali lavori. Cito, su tutti, la Scheda “Campagna”, Edizioni 10/17 del 1996, un volume monografico ricco di preziose immagini, appunto, ed un Manifesto artistico sui “Fucanoli” del Duemila. Il mondo della cultura è a lutto ed anche da queste pagine rivolgiamo un deferente pensiero al “poeta dell’immagine”, dell’immagine di Salerno e della sua stessa città natale, Campagna. Inesausta è stata negli anni la ricerca “di nuovi stili espressivi capaci di emergere dalla babele dei segni della civiltà post-moderna: questo il testamento culturale di uno dei più originali e fervidi protagonisti dell’arte grafica e scenografica degli ultimi decenni”. È stato, è il caso di dire, uno dei “costrutori”, con tanti suoi manifesti artistici, della storia delle nostre terre. È stato “un punto di riferimento per le nuove generazioni d’artisti del segno, che in lui trovavano un punto alto di confronto e motivazione”. Ma è stato pure “un artista multiforme e poliedrico”. Le sue mostre hanno fatto il giro del mondo, i sui “segni” appaiono nelle gallerie d’arte più prestigiose. È stato un artista che ha lasciato il segno in tutti i sensi. Sono “suoi i progetti grafici più importanti degli ultimi trent’anni, sue tante opere d’arte chiamate a comunicare attraverso immagini coordinate, sempre pregne di poesia, di simboli, di richiami fascinosi”.

                                                                                                                       Mario Onesti (Il Saggio – Dicembre 2006)