"Il Nuovo Salernitano" 02-08/12/09 - Alla Feltrinelli di Salerno: "Figli del Sud" di POMPEO ONESTI

 

 

 

 

 

 

 

 

POMPEO ONESTI, l'Autore de "La Chiena", "Il Brigante", "IL Fascista"...

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’autore de “La Chiena”, ha pubblicato un nuovo romanzo, “FIGLI del SUD”

Campagna - L’aria ferragostana della “chiena” ha fatto da sfondo alla presentazione del Libro di Pompeo Onesti, “Figli del Sud” (Mursia Editore), come quella natalizia fece da sfondo, nella Libreria Feltrinelli di Corso Vittorio Emanuele di Salerno lo scorso 3 dicembre 2009 (oltre all’autore, intervennero nel dibattito due docenti ordinari di Letteratura Italiana dell’Università di Salerno, Alberto Granese e Sebastiano Martelli, e fece da moderatore Enzo Landolfi, giornalista di “Telecolore” e di diversi organi di stampa della nostra provincia), solo per ricordare due importanti presentazioni di questo nostro figlio del sud, di Campagna per la precisione. Infatti, Pompeo Onesti è nativo di Campa­gna, e vive da vive a Salerno, dove esercita la pro­fessione di avvocato. Tra le sue prime pubblicazioni vi sono La Chiena (1993), La Gra­migna e la Fenice (1997) e Via Principati (1999), ro­manzi di taglio sociale, sempre a difesa del Sud e delle sue genti. Per Contro­corrente Edizioni ha scritto II brigante (2001), Il fascista (2002) e Il kamikaze (2005). Per Il Filo Edizioni ha pubblicato “Adulterio consensuale” (2008), “una raccolta di otto racconti, otto storie diverse, otto spaccati di una realtà che può sembrare assurda, cinica, inconsistente, ma che, in verità, è quella che viviamo e con cui ci confrontiamo ogni giorno”.

   Lo scorso 11 Agosto, alle ore 21.00, nella Sala delle Conferenze “Gelsomino D’Ambrosio” del Palazzo di Città, Campagna ha vissuto una serata particolare dedicata alla cultura e promossa dall’Associazione “Io Giordano Bruno – Centro Arte Giordano Bruno”, dalla Pro Loco e, naturalmente, dal Comune. La stampa incontra gli Scrittori, questo il significativo tema dell’Incontro. Lo scrittore Pompeo Onesti è stato intervistato da Enzo Landolfi e da Mario Onesti. Per la “Giordano Bruno” ha portato i saluti il professore Vito D’Agostino. Interessante e seguito, poi, l’Intermezzo musicale di Santa Fezza, nota e brava cantante locale (anch’essa una Onesti, la mamma del papà Mimmo si chiama, infatti, Santa Onesti) . Numeroso il pubblico in sala, e gli Onesti (chiaro il riferimento al cognome!), diretti ed indiretti, in modo particolare, dove il fresco della sera, una delle caratteristiche più apprezzate da turisti, residenti e visitatori del ridente centro storico cittadino, ha contribuito alla buona riuscita della performance culturale.

   “Figli del Sud”, un po’ meno di duecento pagine, ventidue capitoli, divisi a loro volta in quattro parti (La Chiena, Il Serraglio, Lo Spretato e Il calesse di casa Piotti), è l’ampliamento di un lungo racconto, La Chiena. Un romanzo dal titolo agile, snello e di facile lettura. “Figli del Sud” inevitabilmente porterà il lettore a leggere pure gli altri libri del nostro, e non solo, versatile autore, perché tra di loro vi è una concatenazione temporale e culturale, sociale e civile.

   Dice Pompeo Onesti del suo ennesimo romanzo breve o, se si vuole, del suo racconto lungo pubblicato nel lontano 1993, ben 17 anni fa: Avevo nel cassetto altri racconti, scritti preceden­temente e mai pubblicati, che per forma e contenuto potevano considerarsi integrativi della narrazione centrale della Chiena. È stato facile, quindi, raccogliere questi scritti, unire gli spezzoni di vita dei protagonisti e ampliare il testo originario per costruire un unico racconto, ri­vedendo i fatti alla luce di una memoria forse meno sentita, più serena, più olimpica, ma non per questo meno viva e toccante. Mi auguro di esserci riuscito”. E poi aggiunge: “Vorrei non pensare, non ricordare la mia infanzia. Temo di scoprire cose che preferirei non conoscere: la consapevolezza che sarebbe stato meglio non andare via dal paese, non allontanarmi dai miei amici, non studiare. A che è servito? Avrei avuto una vita come la loro. Era la mia vita, però. Questa che sto vivendo non mi appartiene”.

   Ed ecco cosa scrive in merito Francesco D’Episcopo, critico letterario e professore universitario alla Federico II  Napoli. “…Ma da una storia, da una fine sente sempre lo scrittore nascere una nuova storia, un altro principio, che, come Araba Fenice, affolla di nuovi pensieri e sentimenti lo cunto de li cunti, il racconto dei racconti…Rabbia e amore, passione e distacco, restano alcune delle categorie più persistenti di un Mezzogiorno, perché no, di un Mediterraneo antico e moderno, che è stanco di piangere sui mali che sono stati inflitti nel suo corpo più vivo e che nell’intelligenza e nell’ironia tenta di inventare un proprio destino ai loro figli…”.

   Una storia, quella di Pompeo Onesti, imperniata intorno alla figure di tre amici: “Tornato al paese dopo qua­rant’anni di assenza, Ro­berto si trova a fare i conti con i ricordi di un’infanzia difficile, fatta di miseria, ignoranza, illegali­tà e violenza. Il passato di uno dei tanti figli del Sud nato durante la guerra e cresciuto negli anni dell’il­lusione del dopoguerra. Frammen­to dopo frammento tornano a galla i ricordi e, con essi, le storie degli amici d’infanzia, Bruno e Fiore. Uno diventato un militante comunista, l’al­tro un delinquente. Entrambi finiti male. Con lo sguardo del sopravvissuto al destino, Roberto ripercorre volti e storie: il padre segnato irrimediabilmente dalla guerra, la madre dura e pronta a tutto, i braccianti, le lotte contadine, le mille illegalità per sopravvivere e poi l’opportu­nità di vita diversa. In un romanzo dai toni crudi e inten­si, il percorso formativo di un uomo finalmente consapevole di essere figlio del Sud, nonostante tutto”.

Mario Onesti (Mensile di Cultura “Il Saggio” – Anno XV, n. 175 – Ottobre 2010, pag. 38)



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