Articolo taggato “Vito D’Agostino”

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Sandor Màrai – Le braci (di Francesco Ongaro)

   Un fuoco brucia poche ore, poi si spegne. Le fiamme si trasformano in braci e lentamente si raffreddano e diventano cenere, che il vento disperde. Le braci conservano il calore delle fiamme, la loro forza, senza più essere fuoco. Come ne perpetuassero la memoria. Il libro di Màrai è un libro sulla memoria. La memoria del fuoco di una passione che si è spenta trasformandosi in tiepide braci. Il calore di una passione che avvelena il sangue e acceca la mente, il tepore di una rivincita attesa a lungo. La memoria come senso di sopravvivenza a se stessi e al mondo, che perde la memoria giorno per giorno e si affida inutilmente agli uomini per recuperarla.

   Henrik e Konrad sono amici – di quelle amicizie che forse solo nei libri si riesce a trovare – e amano la stessa donna, Krisztina, che è moglie di Henrik. Opposti sentimenti, il tradimento, il desiderio, la tentazione dell’omicidio. Poi Konrad sceglie la fuga e i due amici/rivali si ritrovano a 41 anni di distanza. Il fuoco della passione è diventato brace, alimentata dall’alito dei ricordi di Henrik, che l’hanno tenuta viva con una cura e un’attenzione maniacali. Il tempo trascorso ha cambiato il mondo; i volti, i suoni, gli odori che hanno fatto da sfondo alla gioventù dei protagonisti non esistono più. Krisztina è morta. Henrik e Konrad sono superstiti di un’epoca ormai scomparsa: la Vienna splendida di fine impero, la Vienna di Francesco Giuseppe, degli Strauss, di Klimt. La grande cultura mitteleuropea, sepolta sotto le ceneri delle Grande Guerra. E si accorgono alle soglie di un nuovo sanguinoso conflitto con un senso di smarrimento e distacco che li rende inadatti, a tratti patetici e a tratti malinconici, ostinatamente abbarbicati ad una dignità che non hanno più ragione d’essere.

   Ha senso mantenere accese per tanti anni le braci delle passioni umane?.  Che valgono gli amori e i tradimenti di singoli uomini a fronte delle grandi tragedie dell’umanità intera?

   L’incontro/scontro tra Konrad e Heinrik si tramuta in un lungo monologo di quest’ultimo. Ci sono domande alle quali non è ancora riuscito a rispondere. Sono le domande che porrà a Konrad, l’unico che può scoprire l’ultimo velo. Poi il tempo proseguirà per la sua strada, abbandonando i protagonisti alla loro solitudine. Al silenzio della morte.

Un libro sulla memoria.
Un libro sulla rivincita e la disillusione.
Un libro sull’orgoglio e la presunzione degli uomini.
Un libro che racconta di come si riesca a sopravvivere incarnandosi nelle proprie ossessioni.
   Bella e indovinata l’immagine di un quadro di Klimt sulla copertina, un artista che come pochi ha saputo trasporre nella propria opera la spirito di un’epoca.

 

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N.B. – Alla fine del Volantino leggasi Antonio Ghirelli.

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Nel ventennale della morte di Mario Cerasale

    Sono passati venti anni da quando l’indi­menticabile e fraterno amico Mario Cerasale ci ha lasciati. Per chi l’ha stimato e gli ha vo­luto bene, soprattutto per la famiglia, un trauma e uno shock soltanto diluito nell’inesorabile passare del tempo. Che senso ha fare questo tributo a Mario a tanto tempo di distanza dalla sua dipartita?. Francamente è una domanda, scrive Vito Maggio (Perché questa Pubblicazione), che non mi sono proprio posto quando re­centemente sono passato a visitare la sua tomba e ho potuto con enorme sgo­mento constatare che erano trascorsi già venti lunghis­simi anni. Mi sono detto che bisognava sottolineare il tempo trascorso e ricordare a chi l’ha conosciuto e alle giovani generazioni la per­sona, l’uomo, l’amico degli ultimi, l’idealista che nel corso degli anni ottanta sul Mensile campagnese “II Setaccio” aveva, nella sua rubrica, “I pen­sieri …di Robin”, scritto ed espresso le sue convinte idee di uguaglianza, di moralità, di correttezza e di profonda umanità e simpatia verso il prossimo e, appunto, verso gli ultimi        e gli svantaggiati.

   Circa 90 pagine dedicate al figli Michele ed Antonio, all’amata moglie Linda De Chiara, volute e scritte con determi­nazione dall’Associa­zione “Giordano Bruno”, in collaborazione con la Pro-­Loco “Città di Campagna”. Per il lavoro si ringraziano la Pro-Loco, nella persona del suo presidente Carmine Granito (Autore dell’Introduzione), e degli amici Pinuccio Tartaglia e d Angelo Riviello. Certamente una persona come lui oggi sarebbe come un pesce fuori dall’acqua, ma già allora si sentiva un po’ come un pesce fuori dall’acqua. “Mi ricordo – scrive Vito Maggio – che quando gli proposi di candidarsi nelle liste dell’al­lora PCI, non voleva, in quanto si sentiva inadeguato nell’entrare nell’agone poli­tico, che, purtroppo, è ricetta­colo di tutti i bassi istinti che fanno parte del genere umano. In un certo senso lo costrinsi, in quanto credevo che una persona come Mario in Consiglio Comu­nale sarebbe stata una figura di correttezza, trasparenza, sincerità e priva di compromessi al ribasso”.

   Ma Mario non era un becero moralista, aveva uno spic­cato senso dell’umorismo e del funambolico; non a caso lo chiamavano il brasiliano. La sua passione per la nazio­nale brasiliana non era do­vuta al fatto di dover fare il bastian contrario, ma era amore per il bel gioco, per la grazia del gesto atletico, per la fantasia, per la creatività, per l’armonia che quella na­zionale sapeva esprimere a quei tempi. Per tutto questo Mario è stato un uomo unico ed eccezionale. Per me, personalmente, Mario ha rappresentato una sorta di fratello maggiore, abitavamo nello stesso vico, via San Filippo, e un mito. Ricordo come se fosse oggi quando fu candi­dato nelle liste del PCI nel 1968, ebbe un successo cla­moroso e inaspettato. Per la sua elezione si mobilitò tutto il quartiere, in quel quartiere dominato dal sindaco del­l’epoca e dalla DC. La sua elezione rappresentò la ri­scossa della gente più umile, dei poveri, degli analfabeti, di coloro che non avevano diritto a niente. Bisogna ri­cordare che Mario era rima­sto orfano di padre sul finire degli anni quaranta. Ma, come mi disse venti anni dopo, lui non poteva essere il politicante, troppi compro­messi, troppe lotte. Invito tutti coloro che lo deside­rano a rileggersi o a leggere il volumetto “I pensieri…di Robin”, pubblicato qualche tempo dopo (Settembre 1998). Tra le molteplici at­tività culturali promosse dalla Pro Loco “Città di Campagna” un posto d’onore occupa la pubblica­zione “I Racconti di Robin”. Robin era, invero, il nostro compianto concittadino Mario Cerasale, che così fir­mava i suoi scritti su un or­gano di informazione campagnese. I suoi “rac­conti”, tutti di notevole va­lenza culturale, spaziano tra rievocazioni storiche ed av­venimenti tradizionali, sem­pre intrisi di richiami ad ideali e valori morali quali la libertà, la democrazia, la giustizia, il rispetto delle leggi. Lo stimolo che ci ha spinto, come Associazione “Giordano Bruno”, alla pub­blicazione dei suoi scritti. è stato certamente il volerlo ricordare a sette anni dalla morte, ma anche la “cer­tezza” che i suoi Pensieri po­tessero non solo trasmettere valori, non solo descrivere gli anni Ottanta, ma avere anche un merito letterario. Ecco perché saluto con vivo compiacimento l’iniziativa di tale pubblica­zione, che molto opportuna­mente coniuga il binomio Cultura & Solidarietà, per il nobile scopo che si prefigge di devolvere il ricavato in be­neficenza destinandolo all’Orfanotrofio dell’Istituto “Lavinia Cervone” di Cam­pagna.

    Nella mia qualità di presidente della Pro Loco, scriveva  Carminuccio Granito, “non posso non sottolineare i temi pro­mozionali della nostra antica e gloriosa Città, allorquando Mario scriveva della “chiena “, delle caratteristiche e monu­mentali fontane e degli arti­stici e suggestivi “mascheroni”, di cui Cam­pagna va fiera e che tanto in­teresse suscitano nelle sempre più ‘folte schiere di turisti”.

   Per noi che l’abbiamo sti­mato e amato, Mario resta nella memoria una luce di ri­gore e pudore morale e umano: il creativo “brasi­liano” quanto all’invenzione e alla battuta arguta. Mario è una di quelle figure che fanno ricca una comunità e questo libro lo testimonia per sempre. Quanto a me, scrive Vito Maggio, “lascia­temi esprimere questo ri­cordo. Mario Cerasale come mito nacque nel 1967/68, quando l’intero casale di Zappino e dintorni lo portò al Consiglio Comunale di Campagna con una vota­zione quasi plebiscitaria. Era il tempo degli ideali e della semplicità. Non era tagliato per la politica; infatti quando l’obbligai ad entrare in lista nel 1988, mi disse: “Cosa ci vengo a fare io!”. Gli dissi al­lora e lo ripeto ora: “Basta sapere che ci sei e ti senti ri­conciliato   col genere umano. Fu bello constatare la grande partecipazione commossa ai suoi funerali. Tra le molteplici attività cul­turali promosse dalla Pro Loco “Città di Campagna” un posto d’onore occupa la pubblicazione “I Racconti di Robin”

   Scrive Vito D’Agostino nella Prefazione al Testo: “Rileggendo, a distanza di circa dieci anni, i Pensieri di Robin, i Versi di Re Casale, i Racconti e confrontando, i suoi racconti soprattutto, con gli scritti di altri autori con­temporanei, si è senz’altro colpiti dall’attualità delle sue argomentazioni: i suoi testi conservano la loro validità. Molti oggi si fregiano dei ti­tolo di “scrittore”: crediamo che Mario non usurpi questo titolo. Certo, i suoi racconti avrebbero avuto bisogno di una rivisitazione appropriata che noi non siamo in grado di fare, né vogliamo fare; ma, dopo il lavoro di editing i suoi racconti avrebbero po­tuto trovare il loro spazio in un’antologia di “giovani” scrittori contemporanei, in contrapposizione ai pur va­lidi scrittori “cannibali”: è più facile essere “trasgres­sivi” che “moralisti”. La sua scrittura, descrittiva, a volte con molti dialoghi, brevi ma efficaci incipit, è una scrit­tura minimalista, racconta le piccole cose, i personaggi”: Bruno “Muschill”, Giovanni ” ‘O Maresciall”, la piccola realtà per spie­gare la grande realtà.

   Una santa e solenne messa in suffragio è stata concelebrata nella Basilica Pontificia “Santa Maria della Pace” di Campagna alle ore 19.00 di Sabato 24 Settembre 2011…un appuntamento a cui tanti di noi certamente non hanno voluto mancare.

Vito Maggio – Mario Onesti (monesti.blog.tiscali.it) – Mensile “Il Saggio” – Anno XVI – n. 187 – Ottobre 2011, pag. 15

 

 

 

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Mario-Cerasale

Nel ventennale della morte di Mario CERASALE

    Sono passati venti anni da quando l’indi­menticabile e fraterno amico Mario Cerasale ci ha lasciati. Per chi l’ha stimato e gli ha vo­luto bene, soprattutto per la famiglia, un trauma e uno shock soltanto diluito nell’inesorabile passare del tempo. Che senso ha fare questo tributo a Mario a tanto tempo di distanza dalla sua dipartita?. Francamente è una domanda, scrive Vito Maggio (Perché questa Pubblicazione), che non mi sono proprio posto quando re­centemente sono passato a visitare la sua tomba e ho potuto con enorme sgo­mento constatare che erano trascorsi già venti lunghis­simi anni. Mi sono detto che bisognava sottolineare il tempo trascorso e ricordare a chi l’ha conosciuto e alle giovani generazioni la per­sona, l’uomo, l’amico degli ultimi, l’idealista che nel corso degli anni ottanta sul Mensile campagnese “II Setaccio” aveva, nella sua rubrica, “I pen­sieri …di Robin”, scritto ed espresso le sue convinte idee di uguaglianza, di moralità, di correttezza e di profonda umanità e simpatia verso il prossimo e, appunto, verso gli ultimi e gli svantaggiati. Circa 90 pagine dedicate al figli Michele ed e Antonio, all’amata moglie Linda De Chiara, volute e scritte con determi­nazione dall’Associa­zione “Giordano Bruno”, in collaborazione con la Pro-­Loco “Città di Campagna”. Per il lavoro si ringrazia la Pro-Loco, nella persona del suo attivo Presidente Carmine Granito (Autore dell’Introduzione), e degli amici Pinuccio Tartaglia e d Angelo Riviello. Certamente una persona come lui oggi sarebbe come un pesce fuori dall’acqua, ma già allora si sentiva un po’ come un pesce fuori dall’acqua. “Mi ricordo – scrive Vito Maggio – che quando gli proposi di candidarsi nelle liste dell’al­lora PCI, non voleva, in quanto si sentiva inadeguato nell’entrare nell’agone poli­tico, che purtroppo è ricetta­colo di tutti i bassi istinti che fanno parte del genere umano. In un certo senso lo costrinsi, in quanto credevo che una persona come Mario in Consiglio Comu­nale sarebbe stata una figura di correttezza, trasparenza, sincerità e priva di compro promessi al ribasso”.

   Ma Mario non era un becero moralista, aveva uno spic­cato senso dell’umorismo e del funambolico; non a caso lo chiamavano il brasiliano. La sua passione per la nazio­nale brasiliana non era do­vuta al fatto di dover fare il bastian contrario, ma era amore per il bel gioco, per la grazia del gesto atletico, per la fantasia, per la creatività, per l’armonia che quella na­zionale sapeva esprimere a quei tempi. Per tutto questo Mario è stato un uomo unico ed eccezionale.

Per me, personalmente, Mario ha rappresentato una sorta di fratello maggiore, abitavamo nello stesso vico, e un mito. Ricordo come se fosse oggi quando fu candi­dato nelle liste del PCI nel 1968, ebbe un successo cla­moroso e inaspettato. Per la sua elezione si mobilitò tutto il quartiere, in quel quartiere dominato dal sindaco del­l’epoca e dalla DC. La sua elezione rappresentò la ri­scossa della gente più umile, dei poveri, degli analfabeti, di coloro che non avevano diritto a niente. Bisogna ri­cordare che Mario era rima­sto orfano di padre sul finire degli anni quaranta. Ma, come mi disse venti anni dopo, lui non poteva essere il politicante, troppi compro­messi, troppe lotte. Invito tutti coloro che lo deside­rano a rileggersi o a leggere il volumetto “I pensieri di Robin,” pubblicato qualche tempo fa (Settembre 1998). Tra le molteplici at­tività culturali promosse dalla Pro Loco “Città di Campagna” un posto d’onore occupa la pubblica­zione “I Racconti di Robin”. Robin era, invero, il nostro compianto concittadino Mario Cerasale, che così fir­mava i suoi scritti su un or­gano di informazione campagnese. I suoi “rac­conti”, tutti di notevole va­lenza culturale, spaziano tra rievocazioni storiche ed av­venimenti tradizionali, sem­pre intrisi di richiami ad ideali e valori morali quali la libertà, la democrazia, la giustizia, il rispetto delle leggi. Ecco perché saluto con vivo compiacimento l’iniziativa di tale pubblica­zione, che molto opportuna­mente coniuga il binomio Cultura & Solidarietà, per il nobile scopo che si prefigge di devolvere il ricavato in be­neficenza destinandolo all’Orfanotrofio dell’Istituto “Lavinia Cervone” di Cam­pagna.

    Nella mia qualità di presidente della Pro Loco, scriveva  Carminuccio Granito, “non posso non sottolineare i temi pro­mozionali della nostra antica e gloriosa Città, allorquando Mario scriveva della “chiena “, delle caratteristiche e monu­mentali fontane e degli arti­stici e suggestivi “mascheroni”, di cui Cam­pagna va fiera e che tanto in­teresse suscitano nelle sempre più ‘folte schiere di turisti”.

   Per noi che l’abbiamo sti­mato e amato, Mario resta nella memoria una luce di ri­gore e pudore morale e umano: il creativo “brasi­liano” quanto all’invenzione e alla battuta arguta. Mario è una di quelle figure che fanno ricca una comunità e questo libro lo testimonia per sempre. Quanto a me, scrive Vito Maggio, “lascia­temi esprimere questo ri­cordo. Mario Cerasale come mito nacque nel 1967/68, quando l’intero casale di Zappino e dintorni lo portò al Consiglio Comunale di Campagna con una vota­zione quasi plebiscitaria. Era il tempo degli ideali e della semplicità. Non era tagliato per la politica; infatti quando l’obbligai ad entrare in lista nel 1988, mi disse: “Cosa ci vengo a fare io!”. Gli dissi al­lora e lo ripeto ora: “Basta sapere che ci sei e ti senti ri­conciliato   col genere umano. Fu bello constatare la grande partecipazione commossa ai suoi funerali. Tra le molteplici attività cul­turali promosse dalla Pro Loco “Città di Campagna” un posto d’onore occupa la pubblicazione “I Racconti di Robin”

Lo stimolo che ci ha spinto, come Associazione Giordano Bruno, alla pub­blicazione dei suoi scritti è stato certamente il volerlo ricordare a sette anni dalla morte, ma anche la “cer­tezza” che i suoi Pensieri po­tessero non solo trasmettere valori, non solo descrivere gli anni Ottanta, ma avere anche un merito letterario. Scrive Vito D’Agostino nella Prefazione al Testo: “Rileggendo, a distanza di circa dieci anni, i Pensieri di Robin, i Versi di Re Casale, i Racconti e confrontando, i suoi racconti soprattutto, con gli scritti di altri autori con­temporanei, si è senz’altro colpiti dall’attualità delle sue argomentazioni: i suoi testi conservano la loro validità. Molti oggi si fregiano dei ti­tolo di “scrittore”: crediamo che Mario non usurpi questo titolo. Certo, i suoi racconti avrebbero avuto bisogno di una rivisitazione appropriata che noi non siamo in grado di fare, né vogliamo fare; ma, dopo il lavoro di editing i suoi racconti avrebbero po­tuto trovare il loro spazio in un’antologia di “giovani” scrittori contemporanei, in contrapposizione ai pur va­lidi scrittori “cannibali”: è più facile essere “trasgres­sivi” che “moralisti”. La sua scrittura, descrittiva, a volte con molti dialoghi, brevi ma efficaci incipit, è una scrit­tura minimalista, racconta le piccole cose, i personaggi”: Bruno “Muschill”, Giovanni ” ‘O Maresciall”, la piccola realtà per spie­gare la grande realtà.

   Una santa e solenne messa in suffragio sarà concelebrata, alle ore 19.00, nella Basilica Pontificia “Santa Maria della Pace” di Campagna Sabato 24 Settembre 2011…un appuntamento a cui tanti di noi certamente non mancheranno.

Vito Maggio + Mario Onesti (monesti.blog.tiscali.it)

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"Nato con la Camicia"  di NININO PALLADINO e ADRIANA MAGGIO - La lettera di RUBINO LUONGO-Preside

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Memorie Adriano

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano – Einaudi, Torino 2005

   Questo “romanzo storico”, in 6 capitoli non numerati e titolati in latino, uscì in Francia nel 1951. Le memorie di Adriano si presentano sotto  forma di  una lettera indirizzata dall’Imperatore Adriano ormai vecchio (76-138) al nipote adottivo di diciassette anni, Marc’Aurelio, che deve succedergli al trono di  imperatore.

   Le memorie di Adriano illustrano la vicenda terrena di questo grande imperatore romano, che visse dal 76 al 138 della nostra era. Margherita Yourcenar intende così “rifare dall’interno ciò che gli archeologi del XIX secolo hanno fatto  dall’ esterno”. Lavora dunque con “un piede nell’erudizione, l’altro nella magia, o più esattamente, e senza metafora, in questa  magia simpatetica che consiste nel portarsi col pensiero nell’interiorità di qualcuno”.  Conformemente al genere delle memorie, Adriano riferisce gli eventi ai quali ha assistito o partecipato. Avendo accompagnato il   cugino, l’imperatore Traiano, nelle sue campagne militari, riporta di quest’epoca le circostanze che l’ hanno segnata. Egli stesso imperatore a sua volta, ha preferito rinunciare alle  conquiste pericolose  e azzardate, per garantire le frontiere dell’impero, costruire porti, acquedotti e biblioteche, viaggiando senza tregua a attraverso le province per mantenere l’ordine e la giustizia, “cooperare con la terra”, “collaborare col tempo”, e fare regnare Humanitas, Felicitas, e Libertas.

   Ma, nella misura in cui il memorialista indugia lungamente sulle circostanze della sua vita privata, si tratta anche di un’autobiografia fittizia: come   indica Yourcenar, è “il ritratto di una voce”. Adriano evoca il suo amore per la caccia, la cultura greca, l’astronomia e l’astrologia. Lontano da qualsiasi ascetismo come dai qualsiasi edonismo, ha ricercato una felicità giusta nell’esercizio delle sue funzioni. Evoca alcune sue relazioni con le donne, la sua amicizia per Plotina, la moglie di Traiano, ma soprattutto la sua passione per Antinoo, il giovane pastore che ha preso per amante – “questo bel  levriero avido di carezze e di ordini si accucciò nella mia vita” – e di cui la morte prematura ha fatto la sua indelebile disperazione.

   Il romanzo è infine un  testamento, sotto forma di epistola   indirizzata a Marc’Aurelio, poiché, dice “inizio a scorgere il profilo della mia morte”. Senza timori né vane speranze, Adriano considera i materiali della sua vita, per trarne come gli è possibile un ammaestramento  per lui, il suo successore, ed i secoli futuri.

 bar-marianna---cafè-letterario-4

 

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